Fede e necessità: una emergenza come quella del coronavirus, a fine emergenza non può mutare le libertà future della Chiesa e dei suoi fedeli

— la Chiesa e la grave emergenza coronavirus —

FEDE E NECESSITÀ: UNA EMERGENZA COME QUELLA DEL CORONAVIRUS, A FINE EMERGENZA NON PUÒ MUTARE LE LIBERTÀ FUTURE DELLA CHIESA E DEI SUOI FEDELI.   

.

[…] Possiamo citare altri esempi, ma questo è sufficiente per rendersi conto di come non si possa vivere di solo pane ma che è necessario dare accesso ad altre risorse, tra le quali spicca in modo imminente la fede. E parliamo di fede non secondo quella prospettiva intimistica, sentimentalistica e palliativa da beauty farm dell’anima, ma come dono di Dio che opera sull’intelligenza e dona saggezza per poter discernere il mondo e cogliere la sua presenza salvatrice. La fede è un diritto della persona, attiene alla libertà di autodeterminazione personale e viene (ancora) garantita dalla Costituzione della Repubblica Italiana [art. 19].

.

Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

.

.

PDF  articolo formato stampa

 

.

.

«… ero ammalato e mi avete curato» [Vangelo di San Matteo: 25, 35 ]

«Ciò a cui stiamo assistendo non è la crisi, bensì la crisi della crisi e cioè la nevrosi». Non trovo parole più adatte di quelle espresse da Mario Luzi per spiegare la realtà quotidiana a cui noi uomini del 2020 stiamo assistendo nelle vesti di spettatori e di protagonisti al tempo del Covid-19.

.

Se è vero che la forte pressione può trasformare un pezzo di carbone in diamante è vero altresì che la stessa può mandare in frantumi un solido cristallo. La linea di demarcazione che separa la resilienza dalla fragilità e la strategia di coping dalla patologia depressiva è fin troppo labile e, per dirla utilizzando la sapienza tolkieniana, anche i più saggi non riescono a conoscere tutti gli esiti.

.

La mia preoccupazione in questi giorni ― osservando gli eventi, leggendo i giornali, scorgendo le notizie ― è data dal fatto che questa epidemia ha riaffermato una debolezza sociale latente ma estremamente concreta, paragonabile per gravita solo ai fatti che hanno interessato l’ultimo conflitto mondiale. Debolezza che non è più possibile nascondere se non negando la verità oggettiva dei fatti. Oggi, la maggior parte di quelle realtà che si reputavano un tempo basilari hanno conosciuto una profonda deriva relativistica. Ciò ha determinato una debolezza sociale importante, non scaturita, ma certamente amplificata dalla comparsa dell’attuale pandemia. Stando a questa consapevolezza, la morte per Covid-19 sarebbe molto più pietosa e dignitosa, se paragonata a quella a cui tutti siamo già soggetti da diversi decenni: la morte della coscienza. Una coscienza critica, illuminata e trascendente, personale e collettiva, degenerata impietosamente nell’oblio di sé stessa.   

.

Tra le vittime di questo annullamento relativistico della libertà e della coscienza spicca la fede, quella fede non più combattuta ma irrisa e ridicolizzata da figure grottesche e prezzolate, ancelle di quel liberalismo ateo che oggi governa il mondo in modo determinato quanto spregiudicato [cf vedere questo nostro precedente articoli, QUI]. Come sacerdote e quindi come esponente del clero, non posso che essere solidale con i miei confratelli che stanno sperimentando momenti difficili, non prevedibili fino a pochi mesi fa. Molti di essi, a causa della fede, stanno subendo un martirio bianco quotidiano, altri ancora ― contagiati dal virus ― hanno reso l’anima a Dio offrendo loro stessi per il bene della Chiesa. Uomini non perfetti ma certamente capaci di scelte determinanti che hanno comportato un’accettazione del rischio non comune, così com’è avvenuto per il presbitero bergamasco Giuseppe Berardelli, morto da autentico sacerdote, rinunciando al respiratore che gli era stato donato dai parrocchiani per darlo in uso a un giovane ammalato. Se dopo l’esplosione dell’epidemia da coronavirus lo avesse avuto ancòra, quel respiratore avrebbe potuto salvargli la vita.

.

Sono questi i fatti che contano, inoppugnabili e potentemente evocativi su cui non è possibile obiettare nulla.

.

La fede compatita, considerata oggi non essenziale, anzi derogabile, si rivela essere ancora l’unica discriminante capace di stupire il mondo davanti a una situazione emergenziale come quella che il Covid-19 ha posto dinnanzi. E proprio sul rapporto tra necessità e fede voglio oggi fermare la mia riflessione, senza per altro entrare in sterili polemiche, facendo notare come i decreti ministeriali finora stilati interpretino il concetto di necessità secondo una criteriologia quanto meno incompleta e confusa. Resto infatti stupìto di come al principio di salvaguardia della salute pubblica si applichi il concetto di necessità riferito ai soli beni di sostentamento corporale ― come gli alimenti ― tralasciando la larga parte dei beni per il sostentamento psicologico e spirituale. Sapere di mamme che non possono comprare i pennarelli per i propri figli perché non considerati beni di prima necessità non è solo motivo di dolore ma comportamento scellerato. Il sostentamento dei piccoli in questo momento non è solo una questione relativa al cibo o alle bevande, ma include quelle dinamiche ludiche che non possono essere negate. È attraverso il gioco e la creatività che il bambino sviluppa una corretta maturazione psicologica e relazionale. Ma questo, fatti i debiti mutamenti, è vero anche per gli adulti.

.

Possiamo citare altri esempi, ma questo è sufficiente per rendersi conto di come non si possa vivere di solo pane ma che è necessario dare accesso ad altre risorse, tra le quali spicca in modo imminente la fede. E parliamo di fede non secondo quella prospettiva intimistica, sentimentalistica e palliativa da beauty farm dell’anima, ma come dono di Dio che opera sull’intelligenza e dona saggezza per poter discernere il mondo e cogliere la sua presenza salvatrice. La fede è un diritto della persona, attiene alla libertà di autodeterminazione personale e viene (ancora) garantita dalla Costituzione della Repubblica Italiana [art.19].

.

A questo punto è bene soffermarsi su una questione ― anche se in forma ipotetica ― se oggi la fede è considerato un bene non necessario, sacrificabile a causa della pandemia globale, dobbiamo forse aspettarci in un futuro prossimo altre limitazioni che riguardino la libertà d’espressione? È quanto si chiede l’americana National Coalition Against Censorship [NCAC, Coalizione Nazionale contro la Censura, vedere QUI] che vede nella sottrazione di alcune libertà una minaccia non ipotetica ma piuttosto reale:

.

«durante una crisi sanitaria globale le esigenze mediche rappresentano, comprensibilmente, la priorità. Ma le nostre necessità hanno molte sfaccettature, e mentre il governo lavora per limitare la diffusione del Covid-19, dobbiamo vigilare per proteggere il nostro diritto alla libertà d’espressione e difendere la nostra capacità di condividere e accedere all’informazione».

.

Stessa preoccupazione è possibile leggerla tra le righe dell’opera teatrale di Stefano Massini: 7 minuti. Consiglio di Fabbrica, in cui viene narrata la vicenda di una fabbrica multinazionale francese in cui le lavoratrici temono il licenziamento a causa dell’avvicendamento del nuovo consiglio di amministrazione. I nuovi capi proporranno loro il rinnovo del contratto a patto che le lavoratrici rinuncino a sette minuti al giorno della loro pausa pranzo. Una manovra astuta, che gioca sulla paura immediata della perdita del lavoro ma che rischia di suscitare ben più gravi perdite. Di sette minuti in sette minuti queste lavoratrici rischiano di privarsi di tutto, non solo del diritto al lavoro ma anche delle libertà personali fondamentali.

.

La crisi emergenziale che stiamo vivendo può veramente arrivare a giustificare ogni decisione statale anche a costo di limitare le libertà fondamentali su cui si basa la democrazia e su cui si innestano quelle risorse spirituali che producono la speranza e che oltrepassano l’immanenza? Credo che come Chiesa dovremmo difendere strenuamente il concetto di necessità della fede, insieme al concetto di fede necessaria che conduce alla salvezza e a perseguire quello stile di vita che ci rende graditi a Dio [cf. Eb 11,6].

.

A questo proposito voglio citare il caso di quei sacerdoti divergenti che sono stati denunciati per aver celebrato il santo sacrificio della Messa o per aver amministrato il battesimo nelle loro chiese. Tali episodi di cronaca non possono e non devono essere letti con il solo criterio della trasgressione giuridica della norma, ma devono includere il principio di necessità, il quale prevede ad esempio il battesimo in caso di pericolo di vita. E non serve essere virologi per rendersi conto che, in una situazione di pandemia conclamata, i neonati sono più esposti al contagio al pari di anziani e a pazienti immunodepressi o con patologie pregresse.

.

Noi Padri de L’Isola di Patmos siamo tutti consapevoli della situazione ad alto rischio e delle scelte dolorose che i nostri vescovi sono stati costretti a prendere per la salute di quei corpi all’interno dei quali sono racchiuse le nostre anime immortali [cf precedente articolo, QUI], al tempo stesso ci si deve però interrogare seriamente, auspicandoci che la limitazione di un bene spirituale in tempi di grave crisi ed emergenza, non finisca poi col dar vita a un pericoloso precedente, o per meglio chiarire: una volta cessato il pericolo, i laicisti potrebbero tentare di ritorcerci contro un precedente trasformato in norma? Per questo ci auspichiamo che i grandi beni spirituali non vengano ostacolati, scoraggiati o peggio sanzionati. Il grido d’allarme che deve essere lanciato al giorno d’oggi consta l’attuazione di una soteriologia laica e liberista che obbliga all’accettazione di principi discutibili che, relativizzando tutto, si impongono alla maggioranza proprio attraverso la gestione di uno stato di crisi. E dopo l’era del Covid-19, come sarà la nostra libertà di cittadini e di credenti? Qualcuno, potrebbe tentare di usare un simile precedente per tapparci la bocca, o per creare limitazioni ai credenti? Per questo è importante vigilare su ognuno di noi fin da subito, affinché il precedente muoia e finisca definitivamente sepolto al termine di questo grave stato di necessità.

.

La libertà non si garantisce con la delazione e non è prerogativa del pensiero unico ma tratto essenziale e inviolabile di ogni essere umano, riflesso di quella paternità di Dio che creando l’uomo, lo ha creato libero così come egli è libero.  

.

Laconi, 25 marzo 2020

.

.

.

Per stare quanto più possibile vicini ai fedeli in questo momento di grave crisi ed emergenza, la redazione de L’Isola di Patmos informa i Lettori che il nostro autore Padre IVANO LIGUORI, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, cura su Facebook la rubrica «LA PAROLA IN RETE», offrendo delle meditazioni tre volte a settimana. Potete accedere alla pagina curata dal nostro Padre cliccando sul logo.

 

.

.

 

AVVISO AI LETTORI

Le Edizioni L’Isola di Patmos si avvalgono per la stampa e la distribuzione dei propri libri della grande Azienda Amazon, che in questo momento ha sospeso la spedizione e distribuzione di tutti i generi non urgenti e non strettamente necessari per problemi legati all’emergenza coronavirus. Al momento non è quindi possibile ordinare e ricevere i nostri libri, che potrete però ordinare dopo il 3 aprile.

 

 

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:









oppure potete usare il conto corrente bancario:

intestato a Edizioni L’Isola di Patmos

IBAN IT 74R0503403259000000301118
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

Avatar

About isoladipatmos

3 thoughts on “Fede e necessità: una emergenza come quella del coronavirus, a fine emergenza non può mutare le libertà future della Chiesa e dei suoi fedeli

  1. Reverendo Padre.
    Grazie per i l suo modo pacato di esprimere le cose di Dio e le cose della terra. E’ un dono che le invidio. Mi permetta di esprimere un parere da Cristi fidelis laicus (giusto?). I provvedimenti di Stato che coerciscono le persone sono illegittimi ancorchè legali. Essi sono un abuso di potere contro la libertà di Religione, di pensiero e della persona. Ma noi siamo in piena statolatria pagana. (vedi PIO XI).
    Lei invoca la Costituzione italiana, la quale quello che afferma qua, se lo rimangia più avanti.
    L’art. 13, abbastanza chiaro nella sua formulazione, stabilisce l’inviolabilità della libertà della persona: le restrizioni sono ammesse solo per atto motivato dal giudice, nel caso di aggressione all’altrui incolumità.
    Ma interviene l’art.16 sul diritto di circolazione del cittadino, il quale sarebbe stato superfluo se non per abrogare a se stessi, burocrati e politici di turno, il diritto di stabilire quando e come muoversi , per motivi di sanità e sicurezza.
    Non mi dilungo di più. La rimando ad alcuni siti web Lord Acton.org di padre Sirico ed altri (cattolico), agli ottimi interventi di Alessandro fusillo su Movimentolibertario. Mi benedica.

    1. Caro Lettore,

      siamo commossi!
      Se le ci invia le sue generalità, quanto prima possibile daremo avvio a una petizione per proporla come Presidente della Suprema Corte Costituzionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri ancora disponibili

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.