Elogio della follia. Teste decapitate dagli islamisti in Europa? Non temete: «L’Islam è una religione di pace e d’amore»

— attualità ecclesiale —

ELOGIO DELLA FOLLIA. TESTE DECAPITATE DAGLI ISLAMISTI IN EUROPA? NON TEMETE: «L’ISLAM È UNA RELIGIONE DI PACE E D’AMORE»

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Nessuna mente pensante e razionale può sostenere che tutti i musulmani sono potenziali terroristi, una simile affermazione sarebbe veramente aberrante. È però doveroso domandarsi: perché, proprio dall’Islam, si sono generati violenti filoni estremistici, che non costituiscono fenomeni minoritari né gruppi di cosiddetti cani sciolti? Quelle dei terroristi islamisti sono associazioni numerose e organizzate che beneficiano di enormi risorse economiche, non poche delle quali provenienti sottobanco da ricchi paesi petroliferi arabi. Gli stessi Paesi che a ogni attentato terroristico porgono le condoglianze all’Occidente per i morti ammazzati dalle mani di quei terroristi islamisti che loro stessi hanno finanziato.

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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AUDIO LETTURA DELL’ARTICOLO

I Padri de L’Isola di Patmos hanno inserita negli articoli la audio-lettura per i Lettori colpiti da quelle disabilità che impediscono loro la lettura e fornendo un servizio anche a coloro che trovandosi in viaggio e non potendo leggere possono usufruire della audio-lettura

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La prima settimana di novembre sarà in distribuzione il libro di Padre Ariel S. Levi di Gualdo che analizza le radici della violenza racchiuse nell’Islam

L’opera di Erasmo da Rotterdam non è ciò che credono coloro che non la conoscono e che ne usano il titolo a effetto. Dedicata all’amico Thomas Moore, oggi venerato dalla Chiesa santo martire, Elogio della follia è un’opera improntata sui principi della scolastica e della metafisica classica che attraverso l’uso della satira parla della divina origine della follia. In periodi di decadenza irreversibile, l’ironia unita alla sapienza della fede dei folli di Dio, risulta lo strumento reattivo più efficace per aprire la strada verso la salvezza.

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In Francia, il 16 ottobre, un islamista decapita un insegnante, postando poi sui social media l’immagine della testa della vittima [Cfr. La Repubblica, QUI]. Oggi, 29 ottobre, un altro islamista irrompe nella Cattedrale di Nizza, uccide tre persone e decapita una donna con un coltello [cfr. Avvenire.it, QUI].

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Tra pochi giorni uscirà un mio libro intitolato L’Aspirina dell’Islam moderato, riflettendo sul quale mi domando: coi tempi che corrono oggi e quelli peggiori che giungeranno domani, posso andare incontro a rischi, dopo avere spiegato che Maometto è un falso profeta da cui prende vita un Islam che definire in toni rassicuranti «religione di pace e amore» suona come un insulto all’umana intelligenza, alla storia e alle tante vittime cadute sotto i suoi colpi mortali nel corso dei secoli?

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I rischi non li posso prevedere, ma le reazioni dei buonisti onirici che dialogano a tutti i costi e costi quel che costi, specie con tutto ciò che non è cristiano e cattolico e che accarezzano il pericoloso nemico che da tempo ci siamo trascinati in casa, quelle sì, le posso anticipare e prevedere con facilità. Se come capitato al povero professore francese, un diciottenne venisse a uccidermi e a tagliarmi la testa, postando sui social media le immagini del mio corpo decapitato, accadrà che gli amorevoli e misericordiosi maestri cattolici del dialogo a tutti i costi e costi quel che costi, si affretterebbero a chiedere perdono all’Islam per il libro che ho scritto. E se i membri delle Forze dell’Ordine del nostro Paese abbattessero a colpi di pistola il mio assassino, come accaduto a Parigi, per avere brandita un’arma contro di loro e non essersi fermato all’ordine di blocco, dopo avere uccisa e decapitata una persona, finirebbero sotto indagine per omicidio, perché così disporrebbero i magistrati di Magistratura Democratica in Italia, rassicurante vessillo che cela l’odierna Sinistra post-comunista e post-sessantottina, i giornali della quale spiegherebbero che “si tratta solo di un atto giuridico dovuto”, quello di mettere sotto inchiesta le Forze dell’Ordine che hanno sparato. Nel frattempo, gli sfaccendati figli di papà dei centri sociali innescherebbero polemiche dando vita a campagne di odio verso la “polizia fascista”, colpevole di avere violato lo stato di diritto, che per loro equivale al diritto alla tutela della criminalità e dei criminali.

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Questo è di fatto ciò che accade in una società europea condizionata dai venefici filosofismi di Jean Jacques Rousseau, resa ormai incapace a dire “povera vittima assassinata”, ma “povero assassino”, non più “povero derubato”, ma “povero ladro”, non più “povero bambino abortito”, ma “povera donna che ha abortito”… 

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… prima di incedere oltre merita chiarire chi è Jean Jacques Rousseau, nato a Ginevra nel 1712 e morto a Ermenonville nel 1778. Soprattutto quali danni abbia recato il suo pensiero alla società europea. Annoverato impropriamente tra i filosofi, Jean Jacques Rousseau alla prova dei fatti è un sociologo non esente da punte di surrealismo e di illogicità. Nel periodo post-illuminista le sue teorie hanno influenzata la politica e i moderni ordinamenti giuridici mediante la cosiddetta teoria del “buon selvaggio”, in base alla quale l’uomo è considerato fondamentalmente buono, se poi diviene un violento o un criminale, le cause non vanno ricercate in lui, ma nella società che lo ha traviato e che della sua violenza e dei suoi crimini è la vera responsabile. Inutile dire che cosa hanno prodotto nelle società occidentali queste teorie assimilate e applicate alla politica e alla giurisprudenza.

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Dopo l’attentato alla discoteca Bataclan di Parigi consumato il 13 novembre 2015 da una squadra di islamisti che hanno ucciso 113 persone, il giorno appresso fu diffusa sugli organi di stampa una lettera aperta ai terroristi scritta da Chaimaa Fatihi. Un autentico monumento alla emotività e alla manipolazione della realtà, per opera di un trasognante spirito adolescenziale giunto all’acme attraverso l’annuncio del meraviglioso legame tra Islam e pace; un legame magnifico che molti si ostinano a negare e a riconoscere. La lettera divenne presto un cavallo di battaglia sulla stampa della Sinistra radical chic e di certa stampa cattolica più ancora a sinistra della Sinistra radical chic.

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«Maledetti terroristi, sono Chaimaa Fatihi, ho 22 anni, sono italiana musulmana ed europea. Vi scrivo perché possiate comprendere che non ci avrete mai, che non farete dell’Islam ciò che non è, non farete dell’Europa un luogo di massacri e non avrà efficacia il vostro progetto di terrore. Vi scrivo come musulmana per dirvi che la mia fede è l’Islam, una religione che predica pace, che insegna valori e principi fondamentali, come la gentilezza, l’educazione, la libertà e la giustizia. Voi siete ciò che l’Islam ha contrastato per secoli, voi siete nemici, voi siete coloro che spargono sangue di innocenti, di giovani, anziani, uomini e donne, bambini e neonati. Non ho paura dei vostri kalashnikov, dei vostri coltelli e armi, perché da musulmana vi rinnego, vi combatto con la parola, con l’informazione, con la voce di chi vive quotidianamente la propria fede, dando esempio dei suoi insegnamenti».

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Nel libro di Chaimaa Fatihi edito poco meno di un anno dopo dall’Editrice Rizzoli nel 2016, è riportata questa biografia: «È nata nel 1993 in Marocco, dove ha vissuto fino all’età di sei anni. Da allora si è trasferita in Italia. Dopo aver frequentato le scuole primarie e secondarie in provincia di Mantova, a Castiglione delle Stiviere, ora studia giurisprudenza. Con questo libro ha vinto nel 2016 il 18° Premio Casato Prime Donne di Montalcino, assegnato a donne simbolo del coraggio e del talento femminili».

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Molti sarebbero gli esempi da portare, a proposito dei catto-sinistri radical chic che hanno mutata questa letterina a babbo Natale in una specie di Quarto Vangelo. Ne scelgo uno tra i tanti a firma di Daniela Rocchetti, delegata per la vita cristiana della ACLI (Associazione Cattolica Lavoratori Italiani), che lungi dal conoscere i testi dell’Islam, riporta tre frasi a effetto che le sono state riferite da alcuni studiosi musulmani, estrapolate in modo maldestro dai testi coranici e presentate come inconfutabile prova che l’Islam ripudia la violenza [vedere, QUI]. Questo modo di agire è intellettualmente disonesto, però non mosso da malafede, ma da crassa ignoranza e superficialità, presupposti tipici di chi non comprende neppure l’estrema complessità degli argomenti che presume essere in grado di trattare.

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Anzitutto chiariamo: per la fede islamica il Corano non è una raccolta di metafore da interpretare, è parola di Allah. Maometto non è altro che il fedele redattore di un sacro libro che va applicato alla lettera, non interpretato. Il Corano è un testo complesso e parecchio confuso, al suo interno si afferma di tutto, poi il suo esatto contrario. Se in una sura si invita a un comportamento non violento, in altre cento si dettaglia come la violenza va santamente esercitata sugli infedeli. E se andiamo a leggere con cura certi inviti alla non violenza, scopriremo che in essi si esorta i figli dell’Islam a non esercitare violenza verso gli altri figli dell’Islam, in quanto suoi fratelli. Gli infedeli non sono però fratelli, lo provano le dettagliate spiegazioni su come vanno fronteggiati, aggrediti e sottomessi con tutti i mezzi coercitivi disponibili. Il Corano insegna persino come gli infedeli devono essere ingannati: prima conquistando la loro fiducia, poi, una volta rasserenati e divenuti amici, aggrediti e sottomessi. Una vera e propria esaltazione del “santo” tradimento. Quindi non solo, il “testo sacro” dell’Islam legittima la violenza, ma spiega fin nei minimi dettagli come e con quale severità vada esercitata.  Ovviamente, questi testi ben più numerosi, non sono oggetto di esegesi da parte del Prof. Adnane Mokrani, teologo mussulmano tunisino che solo i membri della moderna Compagnia delle Indie quella che fu in passato la Compagnia di Gesù fondata da Sant’Ignazio di Loyola ―, potevano invitare in cattedra alla Pontificia Università Gregoriana, per dimostrare quanto siamo aperti e quanto siamo dialoganti. Soprattutto quanto non siamo più cattolici, almeno da quelle parti, dove il gesuitismo ha soppiantato il cattolicesimo.

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Questi testi del Corano definito «religione di pace» nella tenera letterina a babbo Natale, noi però li conosciamo. Sono per l’esattezza 123 quelli che spiegano come combattere e uccidere gli infedeli per la causa di Allah. Ne prenderò di seguito solo alcuni stralci, quelli dedicati agli infedeli, ovvero tutti coloro che non si sottomettono all’Islam e che il Corano invita a «arrestarli, assediarli e preparare imboscate in ogni dove» (Sura 9:95). I musulmani devono anche «circondarli e metterli a morte ovunque li troviate, uccideteli ogni dove li troviate, cercate i nemici dell’Islam senza sosta» (Sura 4:90). Per seguire con un ordine perentorio: «Combatteteli finché l’Islam non regni sovrano» (Sura 2:193). Si indicano anche mezzi, per così dire, efficaci: «tagliate loro le mani e la punta delle loro dita» (Sura 8:12). E per chi avesse qualche dubbio è prontamente chiarito: «I musulmani devono far guerra agli infedeli che vivono intorno a loro» (Sura 9:123). Ma se il tutto non fosse ancora chiaro, in tal caso si tenga presente che i musulmani devono essere «brutali con gli infedeli» (Sura 48:29). Sempre a ulteriore riprova che l’Islam è una religione di pace, basti aggiungere che un musulmano «deve gioire delle cose buone che ha guadagnato con il combattimento» (Sura 8:69). Seguono poi numerose altre esortazioni alla pace, più o meno di questo genere: chiunque combatta contro Allah o rinunci all’Islam per abbracciare un’altra religione, che sia «messo a morte o crocifisso o mani e piedi siano amputati da parti opposte» (Sura 5:34). E ancora: «Assassinate gli idolatri ogni dove li troviate, prendeteli prigionieri e assediateli e attendeteli in ogni imboscata» (Sura 9:5). Chi si domanda perché gli islamisti sgozzano e decapitano i cosiddetti infedeli, senza però trovare risposta a siffatto quesito, potrebbe trarre illuminazione da questa esortazione: «Instillerò il terrore nel cuore dei non credenti, colpite sopra il loro collo e tagliate loro la punta di tutte le dita» (Sura 8:12). A ulteriore conferma di quanto l’Islam sia una religione di pace basti aggiungere: «Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri». (Sura 47:4). Per concludere con un tocco di poetico misticismo che non guasta mai: «Sappiate che il Paradiso giace sotto l’ombra delle spade» (Sahlih al-Bukhari Vol 4 p55).

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Spero di avere chiarito come mai provo autentica tenerezza erasmiana per questa giovane resa oggetto delle peggiori strumentalizzazioni di certa cieca ideologia, alla quale furono spalancate all’istante le porte della grande editoria che, anziché libri intelligenti e realisti, ha deciso di spacciare morfina per lenire il dolore derivante da un tumore con metastasi diffuse, rassicurando al tempo stesso che, la morte, non esiste.

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Nessuna mente pensante e razionale può sostenere che tutti i musulmani sono potenziali terroristi, una simile affermazione sarebbe veramente aberrante. È però doveroso domandarsi: perché, proprio dall’Islam, si sono generati violenti filoni estremistici, che non costituiscono fenomeni minoritari né gruppi di cosiddetti cani sciolti? Quelle dei terroristi islamisti sono associazioni numerose e organizzate che beneficiano di enormi risorse economiche, non poche delle quali provenienti sottobanco da ricchi paesi petroliferi arabi. Gli stessi Paesi che a ogni attentato terroristico porgono le condoglianze all’Occidente per i morti ammazzati dalle mani di quei terroristi islamisti che loro stessi hanno finanziato. E qualcuno intende forse offendersi, quando si osa parlare di quella doppiezza e ipocrisia che caratterizza certe culture arabe?

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Nel libro che sta per andare in distribuzione ho cercato di spiegare con rigore scientifico che definire l’Islam «religione di pace e amore» è un insulto al buon senso e all’umana intelligenza, un autentico spaccio di acidi allucinogeni. L’Islam prende vita proprio dalla violenza e dalla guerra con le quali si è imposto sin dall’epoca che era sempre vivente Maometto suo fondatore.

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La tenera Chaimaa Fatihi è semplicemente una di quelle figure che il nostro problematico teologo gesuita Karl Rahner avrebbe annoverato tra l’esercito di quei “cristiani anonimi” che senza saperlo sono di fatto cristiani. Tenera fanciulla tutta pace e amore che nei concreti fatti si rivela una musulmana confusa, inconsapevolmente assimilata alle radici cristiane della cultura europea. Quanto basta a generare in lei una tale confusione da spingerla ad attribuire all’Islam quelle che sono le caratteristiche fondanti del Cristianesimo: una religione di pace e amore.

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Simili figure di musulmani surreali sono il nulla destinato a rassicurare i laicisti europei senza Dio, che alla croce di Cristo hanno sostituito gli arcobaleni e le marce del Gay Pride, che dissacrano puntualmente per le vie delle Capitali d’Europa tutti i simboli più preziosi alla Cristianità. E non sapendo più chi sono e da dove provengono, ecco che fitti eserciti di europei senza memoria e radici traggono infine illusoria rassicurazione dalle parole di una giovane confusa come la “cristiana anonima” Chaimaa Fatihi, che non sa cos’è l’Islam, ma che supplisce a questa mancanza di conoscenza con una rassicurazione emotiva del tutto falsa: «L’islam è una religione di pace». Un mantra che di attentato in attentato, di decapitazione in decapitazione sentiamo ripetere nel totale spregio della storia e della logica, come se il rifiuto della realtà ci potesse salvare.

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«Bisogna dialogare con l’Islam moderato», recita un altro mantra diffuso ormai da un trentennio. Ma anche quest’ultima è un’asserzione illogica scissa dal reale, perché equivale a dire: «Bisogna entrare in un bordello e cercare di dialogare con le prostitute vergini». E qualcuno ritiene davvero possibile trovare all’interno di un bordello una prostituta vergine? Un quesito al quale dovrebbe rispondere l’Europa ammalata di odio distruttivo verso le proprie radici cristiane.

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Questa letterina nella quale l’Europa si è sentita dire ciò che desiderava sentirsi dire sui cadaveri dei morti ammazzati dagli islamisti al Bataclan di Parigi e a tutti gli altri che ne sono seguiti, è anzitutto un’accozzaglia di contenuti illogici, prima ancora che falsi, destinati a recare ingiuria all’umana intelligenza. Contenuti smentiti da quindici secoli di storia passata e presente, basterebbe solo chiedere alla fanciullesca autrice: le donne e i bambini chiusi nelle chiese della Nigeria e bruciati vivi, i cristiani perseguitati e uccisi in Pakistan, le donne cristiane stuprate e gli uomini cristiani mutilati in Afghanistan, i cristiani che nella quasi totalità dei Paesi arabi e di quelli retti da teocrazie religiose islamiche sono privi di diritti civili e di libertà di culto, sono forse vittime di una sparuta cultura islamista minoritaria, mentre la totalità dell’Islam vive all’universale insegna della pace e dell’amore? La triste realtà è che questi cristiani, perseguitati ovunque i musulmani detengono il potere di governo, sono vittime della violenza insita in quell’Islam che una musulmana assimilata alla cultura europea, nonché “cristiana anonima”, ci ha dipinto come una «religione di pace» sui cadaveri dei morti ammazzati.

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Nella Capitale d’Italia, che storicamente è anche capitale mondiale della Cristianità, fu costruita la più grande moschea d’Europa. Pagata dal Re Faysal, Sovrano dell’Arabia Saudita dal 1964 al 1975, realizzata su progetto del celebre architetto Paolo Portoghesi e costata all’epoca ― così si dice ― circa 200 miliardi delle vecchie lire. L’allora Pontefice regnante Paolo VI, Vescovo di Roma, non sollevò alcuna protesta, né alcuna riserva, anzi inviò i propri migliori auspici alla Comunità Islamica presente sul territorio italiano.

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In Arabia Saudita, dove si trova la “città santa” della Mecca, non esiste neppure una cappella di venti metri quadrati. Conservare un Vangelo o dei simboli religiosi cristiani è considerato dal diritto penale islamico di quello, come di altri Paesi, un reato grave perseguibile severamente. Le due uniche liturgie cattoliche che si svolgono su quel territorio per Natale e per Pasqua sono celebrate negli spazi extra territoriali delle ambasciate d’Italia e di Francia. Detto questo, occorre forse aggiungere altro?

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La tenera Chaimaa Fatihi, il cui libro è stato coronato dal Premio Casato Prime Donne di Montalcino, assegnato a donne simbolo del coraggio e del talento femminili, oltre al mantra che il “suo” Islam onirico «è una religione di pace», non ha da dirci proprio niente, a tal proposito? Perché per quanto mi riguarda, avrò invece molto da dire, basandomi di rigore sul mondo del reale, non certo sul mondo fantasioso dei sogni adolescenziali surreali di una “cristiana anonima” musulmana.

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Per sintetizzare lo spirito e l’atteggiamento di questa tenera giovane surreale dedita allo spaccio di morfina, vorrei usare una frase estrapolata dal XXXIII Canto del Paradiso di Dante Alighieri: «All’alta fantasia qui mancò possa». Frase che nell’odierno italiano suona: «Alla più grande fantasia mancò la capacità». Vale a dire: siamo proprio al di là delle capacità della stessa fantasia umana.

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Abissale è infatti la differenza tra il Cristianesimo e l’Islamismo, sebbene gli spacciatori di morfina non intendano coglierla: se in nome del Cristianesimo qualcuno desse vita a forme di violenza, tradirebbe l’essenza del suo messaggio e il suo agire sarebbe smentito e condannato dai contenuti delle nostre Sacre Scritture. Se in nome del falso profeta Maometto, gruppi tutt’altro che minoritari, danno invece vita a forme di pericolosa violenza, nel farlo adempiono a quanto contenuto e racchiuso nel Corano, che comanda di aggredire, piegare e sottomettere gli infedeli, indicando persino in che modo uccidere chi si rifiuta di sottostare alla conversione forzata. Pratica violenta da sempre esercitata dall’Islam «religione di pace», che in modo molto urbano e liberale ti lascia all’occorrenza due scelte: o ti converti o ti ammazzo.

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La tenera Chaimaa Fatihi, quale Corano ha letto? E se lo ha letto, ritiene di averlo capito? O Più semplicemente: pensa davvero di poter prendere facilmente in giro i cristiani, senza tenere in minima considerazione che noi, alle spalle, non abbiamo uno scaltro cammelliere nato nella penisola arabica che s’è fatto grande profeta, ma il Verbo di Dio fatto uomo? A questo vanno poi aggiunti venti secoli di storia e cultura, oltre al modo in cui abbiamo fatto tesoro, conservato e sviluppato al meglio anche il patrimonio della sapienza ebraica, greca e romana.

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Babbo Natale, alla tenera Chaimaa Fatihi, ha già portato in regalo un’altra testa decapitata, questa volta dentro i sacri spazi della Basilica di Notre Dame di Nizza, sulla quale potrà tornare a rassicurarci che l’Islam «è una religione di pace», mentre dal canto mio auguro buona morfina all’Europa affetta da metastasi diffuse e da implacabile odio e rifiuto verso le proprie radici cristiane.

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dall’Isola di Patmos, 29 ottobre 2020

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27 thoughts on “Elogio della follia. Teste decapitate dagli islamisti in Europa? Non temete: «L’Islam è una religione di pace e d’amore»

  1. Sarebbe aberrante affermare che tutti i musulmani siano terroristi in atto, ma che siano tali potenzialmente non è affatto impossibile. E poi piano col termine terrorismo. Se fosse vera la favola di Macron e tutti in coda, che sia stata attaccata la libertà laica, com’è che tutte le vittime sono cristiani praticanti ? I tre morti nizzardi certamente non erano nemmeno lettori del vessillo laico Charlie Hebdo, invece stavano dentro una chiesa cattedrale.

    1. Buonasera
      Non posso fare a meno di pensare a Oriana Fallaci (moderna Cassandra) che denunciò in tempi non sospetti l’inesistenza di un “Islam moderato ” e combatté fino all’ultimo in difesa delle nostre radici cristiane contro la “barbarie” della cultura islamica.
      Mi sapete indicare una nazione in cui predomina l’islam in cui i cristiani che vivono lì hanno gli stessi diritti della restante popolazione?

  2. Dio è sempre lo stesso, lo si chiami Allah o Santissima Trinità. Pertanto anche i musulmani credono in un Dio che vuole Amore e Pace. Non io ma fior di teologi affermano questo.

    1. Lei è libero di negare l’evidenza dei fatti, c’è però una libertà che non può rivendicare: commentare un articolo senza averlo letto.
      Prego, faccia l’elenco dei «fior di teologi», perché un celebre teologo del Novecento, certo Benedetto XVI, nella sua lectio magistralis a Ratisbona, riguardo l’Islam, disse tutt’altro, anche con riferimento all’elemento della violenza.
      O come direbbe quel saggio uomo di Totò … «ma mi faccia il piacere!»

      1. Ecco l’elenco (se non l’hanno detto erano concordi con quell’affermazione):
        Jacques Dupuis
        Tissa Balasuriya
        Enzo Bianchi
        Michael Fitzgerald
        Rosino Gibellini
        Peter-Hans Kolvenbach
        Franz Koning (era Arcivescovo, ma andrà bene lo stesso…)
        Henri Le Saux
        Vito Mancuso
        Gerald O’Collins
        Raimon Panikkar
        Paul Tillich
        Faustino Teixeira
        Josè Maria Vigil
        Paulo Suess
        Qualche altro nome l’ho senz’altro dimenticato…

        1. Lei spazia tra il comico e il ridicolo, senza rendersi conto di essere l’uno e l’altro assieme.
          Ma che cosa ci ha mandato: le litanie degli eretici?
          Lei conosce, per caso, fatti e misfatti di gran parte delle persone che ha citato?
          Lei sa che Jacques Dupuis fu condannato nel 2000 dalla Congregazione per la Dottrina della fede, che quello di Enzo Bianchi è un pensiero a tal punto eterodosso da non poter essere neppure accusato di eresia ma di ateismo, come fece con teologica precisione il nostro compianto confratello e teologo Antonio Livi?
          Lei sa che Vito Mancuso ha negato alcuni dei principali dogmi fondanti della nostra fede al punto tale che, avendo coinvolto in una prefazione a un suo libro ereticale il Cardinale Carlo Maria Martini, la rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica pubblicò un articolo nel quale mise in luce la pericolosa eterodossia del suo pensiero? E noti bene: i gesuiti di nuova generazione che accusano di eterodossia qualcuno, è roba che induce davvero a riflettere.
          Ecc … ecc …

          Gli autori da lei citati sono gli esponenti del cosiddetto progressismo più radicale e più spinto, diversi dei quali ammoniti, altri condannati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

          Questo è quanto, non lo dico io, lo dicono i fatti e gli atti.

          1. Io non entro nel merito: se la Chiesa mi dice che Allah è un Dio cattivo io credo alla Chiesa.
            Dico però che Galileo Galilei fu condannato e poi… e che Yves Congar fu prima condannato e poi divenne uno dei principali Ispiratori del Concilio vaticano II.
            E poi la Dichiarazione nella quale è scritto “la diversità delle religioni è voluta da Dio” non l’ha firmata Papa Francesco.

          2. La frase giusta è “non l’ho firmata io ma Papa Francesco”. Condannare poi rischia di essere fuori moda: Gesù è la Verità, perché la Chiesa deve aver paura della verità?

          3. @Giovanni Di Guglielmo
            Allah è semplicemente il none di Dio in arabo;
            il problema non è pertanto quello che dice la Chiesa su Dio, ma quello che scrive il corano su Gesù:
            – “Sono certamente miscredenti quelli che dicono: «Allah è il Messia figlio di Maria»” (5, 17.72)
            – “E quando Allah dirà: « O Gesù figlio di Maria, hai forse detto alla gente: ” Prendete me e mia madre come due divinità all’infuori di Allah?” », risponderà: «Gloria a Te! Come potrei dire ciò di cui non ho il diritto? Se lo avessi detto, Tu certamente lo sapresti, ché Tu conosci quello che c’è in me e io non conosco quello che c’è in Te.” (5, 116)
            – “i nazareni dicono: « Il Messia è figlio di Allah». Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!”; “Non si addice ad Allah prendersi un figlio. Gloria a Lui!” (9,35).

        2. Capisco!
          In pratica come se io, predicando in una chiesa di Napoli, citassi a supporto delle mie teorie strampalate il capo storico della camorra Raffaele Cutolo.

          1. … o come se io, nella “zona calda” della Campania dove mi trovo, il giorno di tutti i Santi portassi come modello ispiratore gli angioletti della mafia nigeriana.
            Un abbraccio caro don Ciro
            don Ettore

          2. Se il “Don” si riferisce ad una Ordinazione Sacerdotale allora Lei di teologia ne mastica molto poco. E ignora che esiste una ricerca teologica, visto che equipara teologi, spesso persone consacrate a Dio, a delinquenti camorristi.

        3. Conosco sicuramente Vito Mancuso …mai stato teologo …sicuramente eretico …ed in forte odore massonico….
          Ma lei i suoi libri li ha letti ?

          1. … e lei sa che fu ordinato sacerdote, ad appena 23 anni, dal Cardinale Carlo Maria Martini, che per ordinarlo a quell’età, chiese la dispensa alla Santa Sede?
            Infatti, per ricevere la sacra ordinazione, sono richiesti 25 anni compiuti, il vescovo ha facoltà di dispensare un anno ma al di sotto dei 24 anni occorre la dispensa della Santa Sede.
            E lo sa che poco dopo un anno, chiese la dispensa dal celibato e la dimissione dallo stato clericale?
            A quel punto, il Cardinale Martini, lo mandò ad approfondire le scienze teologiche con Bruno Forte.

            Certo, che ho letto i suoi libri, mica sono il Cardinale Martini, che dopo i bei risultati di questo suo bimbo prodigio, pretendeva di far credere che non lo conosceva.
            Io conosco sia i killers sia i mandanti dei killers che poi pretendono di dire: “io ho le mani pulite”.

    2. Ho 54 anni, sono nato in Egitto da una famiglia musulmana affatto integralista ma di “moderata osservanza islamica”.
      Feci la scuola internazionale al Cairo (scuole superiori) poi giunsi in Italia a 19 anni per gli studi di medicina.
      Sono medico specialista e dirigente (vice primario per intendersi).
      A 21 anni, affascinato dal cristianesimo, incominciai il mio cammino di conversione e a 24 anni, la notte di Pasqua, fui battezzato dal vescovo nella cattedrale.
      Sono sposato da 27 anni con mia moglie, abbiamo avuto quattro figli, tutti cattolici praticanti.
      Due anni fa ho avuto il grandissimo piacere che lo stimatissimo Padre Ariel (che conosco da 10 anni) celebrasse la Santa Messa nel corso della quale rinnovammo le nostre promesse di matrimonio. Per l’occasione io mia moglie e i miei figli andammo apposta a Roma e dopo la Messa celebrata da Padre Ariel visitammo la tomba di San Pietro.
      Dopo la conversione e il battesimo i miei genitori non hanno voluto più vedermi, l’ultimo colloquio che ebbi con mia madre risale a quando avevo 25 anni, volevo portare in Egitto la mia allora fidanzata che a breve sarebbe poi diventata mia moglie. Mia madre disse … “non osare portarmi a casa una cagna cristiana”.
      Neanche quando sono morti i miei genitori sono potuto andare al loro funerale, perché i miei fratelli e le mie sorelle mi mandarono a dire che non volevano vedermi. Non ho mai conosciuto i miei nipoti e le mogli e i mariti dei miei fratelli e delle mie sorelle.
      Mi è stato riferito da amici comuni che alcuni dei miei nipoti, anche se nati in una famiglia di “praticanti moderati”, oggi fanno parte di gruppi integralisti.
      Semplicemente, Egregio Signore, volevo dirle che se oggi si è cominciato a tagliare le teste anche in Europa, la colpa è delle persone che come lei parlano di ciò che non conoscono.
      Insomma, lei è un ignorante, come direbbe Padre Ariel … “nel senso etimologico del termine”.
      Abbia perciò l’intelligenza di non replicare spiegando a me che cosa è il mondo islamico.

      Lettera Firmata

      1. Grazie di cuore per quanto ha scritto. La sua testimonianza è preziosa. Magari la potessero leggere e meditare i nostri politici e la nostra gerarchia ecclesiale storditi dalla morfina “inclusivista”.
        Non mancherò di acquistare il libro di padre Ariel. Mi permetto di aggiungere che esiste un sito da consultare fatto davvero bene, il quale espone con perizia le falsità dell’islam: http://www.islamicamentando.org

  3. Padre Ariel, non crede che se certi atteggiamenti di tolleranza sono diffusi nel pensiero di molti chierici e non solo ciò sia dovuto anche alla nuova linea indicata dal CV II?
    “Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.” (Nostra Aetate)

    1. Caro Luigi,

      spero che leggerà il mio libro a giorni in distribuzione, proprio perché, tra le altre cose, vi troverà all’interno tutte le mie riserve sul documento Nostra Aetate, espresso da un punto di vista rigorosamente teologico.

    2. Mi rattrista molto leggere di come i documenti del CVII vengano travisati: “1. Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l’interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane. Nel suo dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino.” /:/ I Padri Conciliari, in quei primi anni 60, vedevano il mondo avviato all’unita e, alla luce della carità, vogliono dare il loro apporto invitano “a dimenticare il passato” ed a considerare prioritario ciò che abbiamo in comune: taluni hanno purtroppo letto queste parole come una nuova linea ecclesiastica, dimenticando però che siamo inviati “come pecore in mezzo ai lupi” ed invitati ad essere “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”.

      1. Lorenzo, perché non si tratterebbe di una nuova linea ecclesiastica? Il CV II stesso è stato pensato per dare alla Chiesa una nuova strategia d’azione secondo cui, attraverso un’apertura alle istanze e alle novità del mondo moderno, si sarebbe potuto raggiungere più facilmente il cuore e la mente dell’uomo di oggi e in questo modo riavvicinarlo al messaggio evangelico.

        Al di là dei discutibili presupposti teologici e filosofici di molte delle idee che hanno sostenuto questa nuova strategia (di cui però non posso parlare in dettaglio in quanto non è il mio campo), gli stessi numeri dimostrano che i risultati ottenuti non sono proprio brillanti, anzi, soprattutto in Europa.

  4. Gentile dottore egiziano, ho letto molte storie come la sua, naturalmente NON sulla stampa main stream compresa quella ormai come dicono molti ex cattolica. Chi si converte viene rinnegato dalla famiglia, dai vicini, dagli amici e spesso minacciato di morte, a volte proprio ucciso fisicamente e la cosa peggiore è che ciò ormai accade anche in Europa. Non so se esistano mussulmani moderati, molto più probabilmente credo da ciò che dice anche lei, siano “cattivi “mussulmani secolarizzati che ascoltano la voce della coscienza. Di certo da almeno 40 anni la comunità islamica è sempre più integralista e violenta, come confermano le cronache non solo di attacchi terroristici, ma di stupri e antisemitismo nei Paesi come Francia, Scandinavia, Belgio ecc verso cristiani, ebrei, verso le donne e persino i bambini occidentali o come successo a Lione verso gli armeni. Non mi meraviglia che i suoi nipoti siano integralisti convinti,l’ illusione dell ‘ Islam laico era appunto solo un’illusione in cui purtroppo in Italia in primis troppi vogliono ancora credere.Buona serata

  5. Ma questa simpatica e tenerissima Chaimaa Fatihi, come fa a confondere l’Islam con il Cristianesimo? Ah, già oggi anche ai vertici del Clero confondono il Gesuismo con il Cristianesimo… Ma poi com’è possibile essere tanto ciechi da non vedere l’orrore? Dobbiamo allora pensare che costoro che confondono, in realtà invece sanno ma tacciono! E allora io vorrei consigliare a questi presunti non vedenti, di farsi bene i conti perché prima o poi ci sarà appunto un conto da pagare, un conto che sarà caro e amaro! E per chi non crede nella vita dopo la morte ma è comunque un simpatizzante dell’Islam, a costoro dico: Attenzione !!! Questi qui, questi dell’Islam, il conto, appena sgarrate, ve lo faranno pagare qui sulla terra, in questa realtà immanente. Bellissimo articolo Padre Ariel, un po’ di ironia non guasta, ho appena acquistato su Amazon (sono un vecchio cliente) questo suo ultimo libro, sarà sicuramente bello come gli altri due che ho preso il mese scorso. Grazie. Laudetur Iesus Christus e Ave Maria.

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