Von einem Krieger des Glaubens an einen Strohmann als nützlicher Idiot zu dienen, Das ist der Unterschied zwischen Gerhard Ludwig Müller und Luis Ladaria

― Attualità ecclesiale ―

DA UN GUERRIERO DELLA FEDE A UN UOMO DI PAGLIA CHE FUNGA DA UTILE IDIOTA, QUESTA LA DIFFERENZA TRA GERHARD LUDWIG MÜLLER E LUIS FRANCISCO LADARIA FERRER

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Può l’uomo fedele ed il fedele servitore invitare il Romano Pontefice a non dare una risposta sbagliata? Ja, perché l’uomo fedele ed il fedele servitore è soprattutto colui che invita il Romano Pontefice a non dare una risposta sbagliata, evitando di farsi sia suo notaio sia suo portavoce nell’errore, posto ch’egli è il supremo custode e amministratore dei Sacramenti, non il padrone dei Sacramenti.

 

 

Autor
Ariel S. Levi Gualdo

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St. Thomas von Aquin im Griff eines Schlaganfalls Start

Prima di addentrarci nel tema è necessario chiarire due espressioni della lingua italiana che non sono né insultanti né oltraggiose, trattandosi di due termini tecnici qui usati per ciò che realmente significano, non per il significato non corretto che taluni potrebbero attribuirgli, accusandomi semmai di avere insolentito il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. S. UND. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer.

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Con il termine «uomo di paglia», nato in ambito socio-economico, sono indicate quelle particolari figure usate da una singola persona o da gruppi di persone per la loro malleabile debolezza. L’uomo di paglia funge da prestanome, all’occorrenza risponde in prima persona per chi l’ha messo avanti, ma decidendo alle sue spalle sul da farsi. Se poi le cose dovessero finire male, a pagare sarà l’uomo di paglia, detto anche prestanome. Caso tipico quello delle società commerciali di cui è fatto risultare titolare un uomo di paglia o prestanome. In caso di fallimento o di bancarotta, chi ne risponderà dinanzi alla Legge sarà l’uomo di paglia o prestanome, a meno ché non sia scoperto e individuato ― cosa non facile ―, l’effettivo o gli effettivi gestori e beneficiari patrimoniali.

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Con il termine «utile idiota», nato in ambito strettamente politico agli inizi della Guerra Fredda tra l’Occidente e l’Unione Sovietica, erano indicati i membri dei Partiti Comunisti d’Europa, convinti sostenitori e indomiti giustificatori del regime stalinista. Gli utili idioti erano i fedeli alleati del regime sovietico e dallo stesso credevano di essere ripagati con altrettanta fedeltà, mentre invece erano solo sfruttati a livello propagandistico, soprattutto per negare nei Paesi dell’Occidente le crudeltà del regime stalinista, da essi promosso e definito come «Paradiso del Popolo Proletario».

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L’uomo di paglia e l’utile idiota possono essere sia in buona che in mala fede. Sono generalmente soggetti in buona fede quando finiscono usati a loro insaputa da persone che sfruttano la loro oggettiva ingenuità e incompetenza senza che questi se ne rendano conto; sono soggetti in malafede quando, seppur consapevoli di prestarsi come tali, accettano di correre dei seri rischi in virtù del tornaconto personale che in ogni caso riusciranno a ricavare sia dal loro ruolo sia dalla situazione nella quale hanno accettato consapevolmente di essere messi.

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Chiarito il significato delle parole, è necessaria un’ulteriore precisazione prima di addentrarci nel tema: nessuno di noi può sapere se S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer sia in malafede, im Gegenteil, desidero dare per buona la sua totale buonafede. Se però il Prefetto è veramente in buonafede, in tal caso ci troveremmo di fronte ad un perfetto incompetente che di propria voce ― rischiando di essere affidato alla storia con una pessima reputazione teologica ―, ha dimostrato nei concreti fatti di non avere chiaro che cosa sia la dottrina della fede, in particolare la ecclesiologia, la dogmatica sacramentaria ed il diritto canonico.

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Il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha presieduto di recente un incontro con una delegazione di Vescovi della Germania [CF. Wer], avvenuto in seguito ad una domanda di chiarimenti da parte di sette membri di quella Conferenza Episcopale, i quali domandavano se l’episcopato di un Paese poteva deliberare su una questione così delicata come la concessione della Santa Comunione Eucaristica ai protestanti uniti in matrimonio con un coniuge cattolico [vedere il mio recente articolo sul tema, Wer]. S. UND. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer ha dato una risposta sconcertante a nome del Sommo Pontefice Francesco I:

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«Nel corso del colloquio, svoltosi in lingua tedesca, l’arcivescovo Ladaria ha illustrato che Papa Francesco apprezza l’impegno ecumenico dei vescovi tedeschi e chiede a loro di trovare, in spirito di comunione ecclesiale, un risultato possibilmente unanime. Nel colloquio sono stati discussi vari punti di vista: ad esempio la relazione della questione con la fede e la cura pastorale, la sua rilevanza per la Chiesa universale e la sua dimensione giuridica. L’arcivescovo Ladaria informerà il Santo Padre circa il contenuto del colloquio. L’incontro si è svolto in un’atmosfera cordiale e fraterna» [CF. Wer, Wer].

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Dinanzi a questa risposta, nella quale in sostanza il Sommo Pontefice ha replicato «trovate una soluzione unanime tra di voi», si rende necessario passare dall’uomo di paglia e dall’utile idiota alla precisa descrizione di che cos’è la fedeltà e chi può dirsi veramente uomo fedele e fedele servitore della Chiesa e del Successore del Beato Pietro Principe degli Apostoli.

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L’uomo fedele ed il fedele servitore, non è né un notaio che ratifica, né un portavoce che in modo asettico riporta ciò che gli è stato comandato di riportare, adempiendo in tal modo al proprio ufficio. L’uomo fedele ed il fedele servitore è tutt’altro: colui che dice al Dominus che cos’è giusto e che cos’è sbagliato. Deshalb, consapevole che i Vescovi della Germania hanno osato discutere ciò che proprio non andava discusso, tentando di far passare un errore orribile che tocca al cuore l’elemento fondante dell’unità della Chiesa, che è la Santissima Eucaristia, ecco che il vero uomo fedele ed il fedele servitore, nel suo ruolo di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, avrebbe dovuto dire al Romano Pontefice: "Heiligkeit, questo è sbagliato. And I, da Voi incaricato come Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Vi supplico di non dare una risposta del genere, perché ciò che i Vescovi della Germania hanno tentato di proporre è un autentico attentato alla Santissima Eucaristia e all’unità della Chiesa. Peraltro si tratta di un errore che non può essere fatto passare come lecito a maggioranza, perché nessuna maggioranza che si metta d’accordo può compromettere quel Sacramento di grazia sul quale si fonda l’unità stessa della Chiesa».

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Così avrebbe dovuto rispondere il Prefetto, se prima ancora della ecclesiologia, della dogmatica sacramentaria e del diritto canonico, avesse semplicemente conosciuto il Catechismo della Chiesa Cattolica [CF. n. 1400, Text Wer]. E se come tutti noi immaginiamo, oltre al Catechismo della Chiesa Cattolica egli conosce bene anche la ecclesiologia, la dogmatica sacramentaria e il diritto canonico, da, ha finto di non conoscerli?

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Può l’uomo fedele ed il fedele servitore invitare il Romano Pontefice a non dare una risposta sbagliata? Ja, perché l’uomo fedele ed il fedele servitore è soprattutto colui che invita il Romano Pontefice a non dare una risposta sbagliata, evitando di farsi sia suo notaio sia suo portavoce nell’errore, posto ch’egli è il supremo custode e amministratore dei Sacramenti, non il padrone dei Sacramenti. I Sacramenti sono stati dati da Cristo in custodia alla Chiesa affinché ella li amministrasse, perché né la Chiesa né il suo Supremo Capo sono padroni della sostanza dei Sacramenti, che non sono dei beni disponibili. E la custodia della disciplina dei Sacramenti, non può essere rimessa alle decisioni di alcuna agguerrita maggioranza.

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Ich könnte argumentieren,: e l’obbedienza? Anzitutto ricordiamo al Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede che il Santo vescovo Ambrogio dottore della Chiesa, una volta inviò attraverso un apocrisario questa ambasceria al Romano Pontefice:

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«Dite al Papa che per me, dopo Gesù, non c’è che lui. E che la testa che Dio ci ha dato, noi la useremo non solo per metterci sopra un cappello».

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Dunque ricapitoliamo: i due soggetti in questione, il Sommo Pontefice ed il Prefetto, sono entrambi due Gesuiti. Gut, mi sbaglio o proprio i Gesuiti stanno puntando sulla “teologia” del cosiddetto «primato della coscienza»? Jetzt, se questo tanto decantato «primato» è veramente tale, non invece un primato come le luci a intermittenza dell’albero di Natale, il buon Prefetto avrebbe dovuto anteporre proprio quello che il meglio del gesuitismo chiama «primato di coscienza», se la testa che a lui è stata data non serve solo per metterci un cappello sopra. In modo diverso, Schriftsteller, trovandosi in questa situazione, anziché parlare di «primato della coscienza» avrebbe preferito parlare di imperativo di coscienza, strettamente legato come tale al deposito della fede cattolica, a prescindere dalle mode del momento o dalle maggioranze più o meno agguerrite, ma soprattutto più o meno cattoliche; posto che né il Romano Pontefice né il Prefetto da lui preposto alla Congregazione per la dottrina della fede sono al di sopra della verità rivelata.

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Ai tempi in cui sull’autorità ed il concetto di autorità non si scherzava, il Cardinale Eugenio Pacelli, visti i risultati devastanti prodotti dalle ritorsioni dei nazisti dopo che nel marzo 1937 fu pubblicata l’enciclica Mit brennender sorge Pius XI [CF. Text Wer], sulla quale lavorò proprio la grande mano dell’allora Segretario di Stato Eugenio Pacelli, il Pontefice Zeit regnante era deciso a promulgare un documento di solenne sconfessione del Nazismo. Il Cardinale Eugenio Pacelli, già Nunzio Apostolico prima in Baviera e poi a Berlino, grande e profondo conoscitore della Germania e per anni spettatore in quel Paese della nascita e dell’ascesa del Nazismo, fece presente che dopo la promulgazione dell’enciclica vi erano state pesanti ritorsioni sia verso gli ebrei sia verso i cattolici tedeschi. Fece quindi presente che un documento di solenne sconfessione non avrebbe frenato le barbarie naziste, ma avrebbe aumentato a dismisura gli atti di ritorsione. Quando il Sommo Pontefice ribadì che quell’atto sarebbe stato a suo parere necessario, il Segretario di Stato, mostrando in tal senso che la testa non va usata solo per metterci sopra un cappello, Antwort: "Heiligkeit, se Voi lo ritenete opportuno, Vi prego di pubblicare questo documento dopo avere accettato la mia rinuncia all’ufficio di Segretario di Stato».

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Il Sommo Pontefice Pio XI non era il Sommo Pontefice Francesco I, n’è prova che accanto a sé s’era messo il Cardinale Eugenio Pacelli e molti altri uomini di grande valore; proprio quelli che all’occorrenza devono esortare il Dominus a non commettere errori grossolani, a evitare sempre di parlare a sproposito e soprattutto a cadere nelle omissive mancate assunzioni di responsabilità.

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Pure il Sommo Pontefice Francesco I, come preziosa eredità a lui lasciata dal suo Venerabile Predecessore Benedetto XVI aveva accanto a sé un uomo di grande valore e lealtà, Kardinal Gerhard Ludwig Müller, che allo scadere del suo primo quinquennio ha però deciso di “liquidare” dandone comunicazione al diretto interessato «in una conversazione durata meno di un minuto», come ha riferito il diretto interessato rispondendo ad un intervistatore [CF. Wer]. Und heute, nella curia romana, inclusa la Congregazione per la dottrina della fede, si muovono scimmie, nani e ballerine. Anche qualche orsacchiotto trippone vi si muove, per esempio S.E. Mons. Giacomo Morandi, Arcivescovo segretario di questo delicato dicastero, la cui nomina «è un po’ la chiave per capire certe manovre», sempre come afferma a un altro intervistatore il Cardinale Gerhard Ludwig Müller [CF. Wer]. E l’attuale Arcivescovo segretario, preposto a vigilare sulla ortodossia della dottrina, giustamente invita, forse non ultimo anche per esperienza personale ― visto che tutti noi figli di Adamo siamo peccatori, incluso soprattutto chi scrive ―, a «Non essere esperti del peccato altrui» [CF. Wer]. È meglio infatti che certi peccati ― aggiungo io ―, rimangano chiusi dentro gli armadi delle curie vescovili, ed infine fatti sparire prima o subito dopo la consacrazione episcopale del peccatore, sempre ribadendo che tutti noi, compresi vescovi e curiali, siamo figli di Adamo nati con la macchia del peccato originale.

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Se in occasione di questa dolorosa vicenda vogliamo fare una analisi ecclesiologica, dobbiamo mettere anzitutto in rilievo il fatto che le uniche voci che si sono fatte sentire in modo chiaro, deciso e coraggioso, hanno parlato da Paesi che mai ci saremmo aspettati; trattandosi di Paesi nei quali il secolarismo, l’emorragia di fedeli dalla Chiesa Cattolica e la progressiva scristianizzazione in fase ormai avanzata, stanno portando quelle Chiese particolari, se non verso la completa estinzione, sicuramente a ridursi in breve ad una sparuta ed esigua minoranza di fedeli.

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Dalla Germania, nella quale ormai da tempo è avvenuto uno scisma di fatto che deve solo essere ufficializzato, si sono fatte sentire le voci di sette vescovi, tra cui il Cardinale Rainer Maria Woelki, eletto alla sede Arcivescovile metropolitana di Colonia e creato Cardinale dallo stesso Sommo Pontefice Francesco I. Dall’Olanda, già patria di quel controverso Holländischen Katechismus che fece sanguinare il Beato Pontefice Paolo VI come la corona di spine sul capo del Cristo, dove ormai da anni le chiese sono dismesse e vendute a decine e decine, gli arredi interni liquidati a ditte di antiquariato o di robivecchi, si è invece levata la voce del Cardinale Willem Jacobus Eijk, Arcivescovo metropolita di Utrech e Primate d’Olanda, creato cardinale nel 2012 dal Venerabile Pontefice Benedetto XVI.

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Come altri organi di informazione, anche noi abbiamo riportato il testo integrale della lettera del Primate d’Olanda nella fedele traduzione italiana [sehen Wer].

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Questi fatti ci inducono a domandare: non è che forse, per divino paradosso, la difesa della fede e la futura rinascita stessa della fede, partirà proprio da quei Paesi nei quali sono stati innescati nel tempo i più pericolosi e devastanti meccanismi di de-costruzione del dogma e delle verità della fede rivelata?

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Purtroppo non possiamo omettere di dare una salutare sberla al più pavido episcopato del mondo, che è quello della fu katholisch Italien. E questa salutare sberla merita di essere elargita con la raffigurazione di due paradigmi che riassumono la sostanza e la forma del nostro episcopato: Prinz di Niccolò Machiavelli ed der Leopard di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

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In Italia abbiamo 223 Diözese [CF. Wer] per un numero complessivo di Vescovi, tra Ordinari Diocesani e Vescovi ausiliari, di circa 250 Mitgliedschaft. Qualcuno ha forse udita anche una debole voce? E di voci non ne udremo mai, perché i Vescovi d’Italia, zwischen machiavellismo und gattopardismo, rispecchiano in tutto e per tutto gli stili dei politici del nostro Paese; capaci oggi a candidarsi alle elezioni politiche nazionali con un partito, ed alla successiva tornata elettorale col partito avverso, per poi passare a un altro partito ancora tra un governo e l’altro. I politici italiani sono capaci, il giorno dopo le elezioni, ad abbandonare lo schieramento nel quale sono stati eletti per passare nel gruppo misto. Sono capaci a nascere democristiani ed a finire vent’anni dopo candidati nel partito della Sinistra Democratica. Dell’identica pasta sono fatti i nostri Vescovi italiani, oggi in lizza tra di loro a chi la spara più grossa sui migranti e sui profughi, tutti quanti con l’odore di pecore addosso e con la periferia esistenziale sempre pronta sulla bocca. Se però domani dovesse cambiare vento, i primi che si presenterebbero con una preziosa mitria gemmata sulla testa e sette metri di cappa magna sarebbero proprio coloro che sono stati portati prima all’episcopato, poi celebrati dalla stampa della sinistra italiana Radical chic come «preti di strada» e «preti di periferia».

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Da tempo abbiamo capito che la futura rinascita della Chiesa non potrà mai partire da questo ameno Paese di Pulcinella e da nessuno dei titolari delle sue 223 Diocesi. Ne abbiamo già avuta chiara anticipazione in questi giorni con la presa di posizione di sette Vescovi della Germania e con la lettera precisa, decisa e coraggiosa del Primate d’Olanda. E mentre questo accade, i nostri Vescovi si lamentano in privato nei salotti, ma tacendo “prudentemente” in pubblico, attendendo tempi migliori pagati sempre e di rigore sulla pelle e sul coraggio degli altri, per poi saltare sul carro del nuovo vincitore con una tale mancanza di dignità alla quale mai giungerebbero neppure quelle care e buone donne delle puttane. E salteranno sul carro del vincitore indossando, secondo il caso, quindi secondo la convenienza, o una casula sintetica dozzinale del valore di pochi euro da far schifo persino al mercatino dell’usato, oppure indosseranno la cappa magna facendosi scortare da due caudatari in livrea ottocentesca.

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Ja, forse la difesa e la rinascita ripartirà propri da dove mezzo secolo fa prese vita la distruzione, mentre i figli del Machiavelli e del Gattopardo attendono “prudenti” il cambio di vento e di bandiera, per poter cantare con la stessa intensità Bandiera Rossa [CF. Wer] kommen Bianco Fiore [CF. Wer], secondo quello che a loro tornerà meglio, l’importante è tirare avanti, ma soprattutto non diventare mai «esperti dei peccati degli altri»

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die Insel Patmos, 9 Mai 2018

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6 thoughts on "Von einem Krieger des Glaubens an einen Strohmann als nützlicher Idiot zu dienen, Das ist der Unterschied zwischen Gerhard Ludwig Müller und Luis Ladaria

  1. A monte, l’origine di questa ennesima deriva eretica bergogliana, deriva dalla sua insanità mentale. Ho dovuto accennare altre volte al fatto che iquattro postulatifilosofici di Bergoglio nella sua esortazione apostolica Evangelium Freude, fanno purtroppo dubitare seriamente del suo equilibrio mentale. Siehst du / du siehst, darüber, Die folgenden zwei Analyse, ein Vater John Scalese, C.R.S.P:

    http://querculanus.blogspot.it/2016/05/i-postulati-di-papa-francesco.html

    und der andere Abt Giulio Meiattini, OSB:

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351356.html

    denen ich danken für ihre wertvolle Arbeit.

    Chiaramente, il paradosso farsesco è che quasi tutta la Chiesa finge di ignorare questa drammatica realtà.

  2. ottimo articolo don Ariel!
    quindi lei afferma che i vescovi italiani sono silenti per convenienzaè da scartare, Ihrer Meinung nach, l’ipotesi della paura di intervenire, stattdessen?

    Vero è che è emblematico l’esempio che lei ha citato, di Pacelli che pur di non partecipare al documento di sconfessione di Pio XI rinuncia al ‘postodi lavoro

    ma di Pacelli non ne fanno più, es scheint…

  3. Caro Don Ariel, il parroco gesuita di Sant’Ignazio, in Rom, ha affermato che il Papa ha tanti nemici ma va avanti. La linea del Partito è dunque quella: chi muove obiezioni è un nemico del Popolo… Ich bitte um Verzeihung, Papst. Non è commovente?

  4. Estimado Padre,

    Si el Santo Padre me diciera lo que dice al Ladaria, yo le iba a decir que no, no iba decir eso a nadie, que eso es un disparate y que por el bien de la Iglesia esperaba su renuncia, que si no lo hiciera, yo mismo lo denunciaría.
    Lo que hace el Santo Padre es muy grave.
    La Iglesia no puede callarse.

  5. Querido Leonardo,

    De hecho la Iglesia no puede quedarse callada y no debe callarse. Como lo escribí en mi artículo, la cosa mas triste es el hecho que ante cosas cada vez mas graves, los obispos y los sacerdotes se quedan callados por miedo. Yo creo que la cobardía no puede ser el unico presupuesto para ser sacerdotes u obispos.

    Un afectuoso saludo

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