Dalla prua del Titanic che cola a picco, giunge l’ultima sviolinata di Nunzio Galantino: «La riforma di Lutero è stata un dono dello Spirito Santo»

DALLA PRUA DEL TITANIC CHE COLA A PICCO, GIUNGE L’ULTIMA SVIOLINATA DI NUNZIO GALANTINO: «LA RIFORMA DI LUTERO È STATA UN DONO DELLO SPIRITO SANTO»

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Lutero ispirato dallo Spirito Santo? Padre Ariel a Padre Giovanni: «Se io fossi un membro della Conferenza Episcopale Italiana, non esiterei a strappargli il fiasco di mano, ed a mandarlo in un centro di recupero per alcolisti anonimi, fin quando durante una delle sedute collettive non dirà: “Ciao a tutti, mi chiamo Nunzio, ed è una settimana che non bevo più”».

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Autori
Giovanni Cavalcoli, O.P – Ariel S. Levi di Gualdo

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Nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana, ma mossi dallo Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio [I Pt, 1,20-21]

Chi ascolta voi, ascolta me [Lc 10,16]

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il piroscafo Titanic verso l’iceberg

Numerosi Lettori ci hanno subissati di lettere per chiederci lumi sulle affermazioni fatte da S.E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della C.E.I, ad un simposio tenutosi alla Pontificia Università Lateranense il 18-19 ottobre [cf. QUI]. Anzitutto possiamo dire che la Lateranese può essere rinominata Luteranense, dopo che il numero due della Conferenza Episcopale Italiana ha dichiarato che la “riforma” di Lutero è stata un «dono dello Spirito Santo» …

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è accaduto che un vescovo italiano, in stretti rapporti col Padre Ariel S. Levi di Gualdo, in un momento di sconforto gli ha rivolto, dinanzi a questa esternazione, la seguente domanda in privato: «Ma insomma, di fronte a cose di questo genere, che cosa possiamo fare?». L’interpellato ha risposto: «E lo domanda Vostra Eccellenza a me? Io non sono membro della Conferenza Episcopale Italiana, mentre Vostra Eccellenza, sì. Pertanto, ciò che posso dirle è che se io fossi un membro della Conferenza Episcopale Italiana, non esiterei a strappargli il fiasco di mano, ed a mandarlo in un centro di recupero per alcolisti anonimi, fin quando durante una delle sedute collettive non dirà: “Ciao a tutti, mi chiamo Nunzio, ed è una settimana che non bevo più”».

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la collisione del Titanic con l’iceberg

Dalle battute, siamo poi passati a cose serie, andando a consultare le guide cliniche sulle specialità, verificando che in psichiatria esistono più branche: psichiatria infantile, psichiatria dell’adolescenza e dell’adulto, psichiatria geriatrica, psichiatria consultivo-relazionale, psichiatria delle dipendenze. Non abbiamo trovato, perché al momento non esiste, la psichiatria episcopale, ma certi casi potrebbero rientrare nella psichiatria delle dipendenze, perché certi soggetti dipendono ormai dalle stoltezze che dicono, professano e diffondono. 

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Avere affermato nell’università del Romano Pontefice, tale è la Lateranense, che la «riforma» di Lutero è stata un «dono dello Spirito Santo», da parte di S.E. Mons. Nunzio Galantino, più che una imprudenza, è stata una empietà. E detto questo chiariamo bene: i decreti contro Lutero del Concilio di Trento sono stati elaborati con l’assistenza dello Spirito Santo. Pertanto: o lo Spirito Santo si è smentito per bocca di Nunzio Galantino ― cosa impensabile ― oppure lo Spirito Santo è stato assente dal Concilio di Trento, per cui, le censure di questo grande Concilio contro Lutero, si possono considerare ingiuste. Cosa parimenti impensabile. C’è anche un’altra possibilità sulla quale non vogliamo troppo addentrarci: qual è il livello di conoscenza della pneumatologia di Nunzio Galantino?

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il piroscafo in affondamento …

A noi non resta che riconoscere, come richiede la fede cattolica, che il Concilio di Trento è stato assistito dallo Spirito Santo e che le sue censure sono valide. Se quindi qualcuno si è sbagliato ed ha esternato in modo improvvido giudicando la «riforma di Lutero» come un «dono dello Spirito Santo», questi è Nunzio Galantino, che non gode della medesima assistenza di cui hanno goduto i Padri riuniti in assise nel Concilio di Trento.

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Ciò non significa che il pensiero di Lutero non contenga anche degli aspetti validi, l’ecumenismo di questi ultimi cinquant’anni ha messo in luce come non mai le verità di fede che uniscono noi cattolici ai fratelli luterani sulla base di comuni radici cristiane.

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Riguardo il vero ecumenismo, il decreto conciliare sull’ecumenismo Unitatis Redintegratio ricorda che i fratelli che nel passato si sono separati dalla Chiesa cattolica, pur conservando alcune verità di fede, si trovano con la Chiesa in una «comunione imperfetta» [n. 3], afflitta da «lacune» ed «ostacoli» [n. 3], che impediscono a questi fratelli di realizzare una piena comunione con la Chiesa Cattolica Romana.

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affondamento del piroscafo …

Il Concilio Vaticano II prescrive a noi cattolici di adoperarci con ogni mezzo lecito, invocando lo Spirito Santo, per persuadere questi fratelli a rimuovere gli «ostacoli» e a colmare le «lacune», che impediscono la piena comunione con la Chiesa, affinché, «superati gli ostacoli che impediscono la perfetta comunione ecclesiastica» [n. 4], «siano pienamente incorporati tutti quelli che già in qualche modo appartengono al popolo di Dio» [n. 3].

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Il vero ecumenismo consiste non solo nel ritrovarci con gioia assieme in quelle medesime verità che sono rimaste intatte, nonostante la separazione, superando e dimenticando le reciproche mancanze di carità e di giustizia che ci sono state nel passato, perdonandoci a vicenda, ma anche ― e questo è lo scopo ultimo ― nell’adoperarci indefessamente nel senso suddetto, con ogni carità, umiltà, competenza, prudenza, mitezza, coraggio, franchezza, delicatezza, pazienza e speranza, nell’attesa dell’ora di Dio, invocato in una continua e costante preghiera ed implorato con l’offerta di sacrifici e nell’esecuzione di opere buone fatte assieme.

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la celebre orchestra del Titanic che durante l’affondamento seguitò a suonare …

I fratelli separati devono essere amati, ma anche corretti, se davvero amati. Esiste infatti un ecumenismo sbagliato e ambiguo che non porta a niente, troppo riguardoso ed opportunista, non frutto di vera carità, per il quale c’è il rischio che invece di essere i luterani a rivedere le loro posizioni, siano i cattolici a lasciarsi influenzare dagli errori di Lutero, per cui gira la falsa opinione che la Chiesa abbia sbagliato nel suo giudizio su Lutero o lo abbia frainteso e che quindi non valgano più le passate condanne.

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Abbiamo per ciò ritenuto bene fare qui un elenco di carattere divulgativo degli errori di Lutero, ormai noti da cinque secoli, esposti per tesi, che rispecchiano il suo pensiero senza la pretesa di riportare sempre gli ipsissima verba. Tali errori vanno riconosciuti e giudicati alla luce del Magistero della Chiesa, soprattutto la Bolla Exsurge Domine del Sommo Pontefice Leone X e decreti del Concilio di Trento.

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il comandante del piroscafo, rimasto al timone …

Errori di ascendenza luterana sono condannati anche da altri importanti documenti della Chiesa, come quelli del Concilio Vaticano I, il Catechismo e l’enciclica Pascendi Dominici Gregis di San Pio X, ma anche dallo stesso Concilio Vaticano II, soprattutto i documenti Sacrosanctum Concilium, Lumen Gentium, Dei Verbum, Presbyterorum Ordinis, Perfectae Caritatis e Christus Dominus ; e chi oggi, dalle cattedre accademiche ecclesiastiche e dai pulpiti delle chiese, vi dice che il Concilio Vaticano II ha aperto a Lutero ed al Protestantesimo facendo proprie le loro istanze, vi mente in modo pericoloso e pernicioso.

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Grandi anche gli interventi di Pio XII sulla Liturgia o sulla Chiesa o sugli errori moderni impressi nella Enciclica Humani Generis, del Beato Paolo VI sull’Eucaristia, o sul linguaggio teologico, di San Giovanni Paolo II, sul sacerdozio, sulla vita religiosa, sulla morale o sul rapporto fede-ragione, tutti atti di magistero che correggono gli errori luterani. Molti anche gli interventi della Congregazione per la Dottrina della Fede di questi ultimi cinquant’anni hanno riferimenti a Lutero, anche se non viene nominato, od a conseguenze dannose del suo pensiero, dalla Redemptionis Sacramentum alla Dominus Jesus. Ma il punto di riferimento più importante ed attuale è il Catechismo della Chiesa Cattolica.

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l’inabissamento del piroscafo …

Come e perché è nata la “riforma” luterana? Che  cosa si propose di fare Lutero? La “riforma” è nata dall’esperienza tormentosa di Lutero della propria peccaminosità, della propria difficoltà ad obbedire alla legge divina, dal timore che Dio lo riprovasse e dal desiderio spasmodico e sempre insoddisfatto di averlo amico [1].

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Un sentirsi sempre in colpa ed accusato senza riuscire a chiarire e venirne fuori, nonostante ogni sforzo, quindi un Dio sempre corrucciato, ma senza sapere perchè. La sensazione di essere un ipocrita ma senza esserne certo [2]. Un sentirsi allo stesso tempo colpevole e innocente. Nella famosa “esperienza della torre” [Turmerlebnis] del 1515 egli però si convinse improvvisamente di aver scoperto la misericordia di Dio e si sentì sollevato e liberato dal suo terribile tormento [«mi si aprirono le porte del paradiso»]. Ma Papa Leone X gli ricordò nella Bolla Exsurge Domine del 1520 che per ottenere la misericordia di Dio occorre essere pentiti e fare penitenza. Ma questo Lutero non lo accettò, perché gli sembrava una cosa impossibile, e si fissò nell’idea che il Papa falsasse il Vangelo e stesse guidando la Chiesa fuori e contro la linea del Vangelo.  Egli allora perse la fiducia nel Papa come interprete del Vangelo e come guida della Chiesa, per cui il modo per ottenere la riforma della Chiesa, della quale sentiva il bisogno, doveva basarsi su di un’interpretazione personale della Scrittura [«libero esame»], su di un contatto diretto con la Scrittura. Lutero si dette allora a questo lavoro, in base al quale egli tolse dalla dottrina cattolica molte verità, che egli giudicava falsità aggiunte dal Papa al Vangelo, tra le quali l’ufficio del Papa come interprete del Vangelo.

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S.E. Mons. Nunzio Galantino, comandante in seconda della Conferenza Episcopale Italia

È chiaro a questo punto che Lutero, inorgoglito e ostinato nell’errore, senza negare che agli inizi egli abbia proposto qualche spunto buono di riforma che gli ha procurato il titolo di ”riformatore”, cadde nell’eresia e si separò adirato dalla Chiesa, fondando una comunità ribelle ed ereticale e trascinando con sé molti  seguaci, fino ai nostri giorni. Pertanto egli è chiamato giustamente anche ”eresiarca”, fondatore di un insieme disordinato e incoerente di comunità senza coesione interna, seppur non senza alcuni punti in comune, che caratterizzano il luteranesimo come tale, dalle più fondamentaliste alle più liberali, in continuo contrasto fra di loro, come notò già a suo tempo il Bossuet, e tutto ciò per il fatto che in esse manca il principio di unità nella verità, che è il Papa. Come Lutero si ribellò al Papa, così facilmente il luterano si ribella a Lutero.

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La “riforma” di Lutero finì dunque non in una vera riforma, in una purificazione, un progresso o un miglioramento della Chiesa, ma in una deformazione della Chiesa. Infatti, la vera riforma, è il riportare una cosa alla sua forma originaria o è lo svilupparla nella sua forma, distinguendo l’autentico dallo spurio. è chiaro allora che in queste operazioni, affinché la riforma riesca, bisogna tener d’occhio la forma della cosa, perché è tenendo presente questa forma che la riforma può riuscire. Ma se invece si cambia o si corrompe la forma, non nasce una riforma, ma una deformazione. Questo purtroppo è stato il risultato finale dell’opera di Lutero. E qui dobbiamo proprio dire che ― con buona pace di Nunzio Galantino ― che lo Spirito Santo c’entra per nulla.

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ciò che rimarrà della barca della Chiesa dopo le traversate guidate dai vari Nunzio Galantino …

L’esigenza originaria di Lutero non fu quindi la riforma morale, quanto piuttosto di ritrovare la verità del Vangelo, che secondo lui il Papa aveva perduto. La riforma è una conseguenza di ciò, ma il punto di partenza di Lutero fu l’improvvisa e beatificante certezza ― così almeno a lui sembrò ― di essere stato illuminato dalla verità: l’ «esperienza della torre» o, come la intese lui, della misericordia di Dio. Questa certezza divenne per lui un punto irrinunciabile e ragione di vita, certezza di salvarsi, e obbligo di annunciarla come il vero Vangelo, anche a costo di andare contro il Papa. Da ciò individuiamo la scaturigine morale originaria degli errori di Lutero che gli fu contestata dal Concilio di Tento: la presunzione di salvarsi senza merito come rimedio alla disperazione di salvarsi con le opere. Lutero non sopportava che Dio lo punisse per aver disobbedito alla sua legge. Lo vedeva come un Dio crudele. Egli, agli inizi, fraintendeva la giustizia divina e credette che Dio gli chiedesse di più di quanto poteva fare.

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D’altra parte, aveva una concezione esagerata e troppo pessimista della corruzione della natura umana e della concupiscenza conseguenti al peccato originale, scambiando quest’ultima col peccato, come gli rimproverò il Concilio di Trento [Denz. 1515], per cui, siccome essa è permanente anche nel giusto, credeva che anche il peccato fosse permanente [peccatum permanens] anche nel giusto, sicché si bloccò su queste ben note idee [3]:

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  1. il giusto pecca in ogni opera buona [Denz. 1525];
  2. A seguito del peccato originale la concupiscenza è invincibile, per cui è impossibile anche per chi è in grazia osservare i comandamenti [Denz. 1521, 1568];
  3. Se Dio punisse per aver disobbedito alla sua legge, sarebbe ingiusto e crudele, perché obbedirle è impossibile [Denz. 1568];
  4. Dunque Dio, se vuole essere misericordioso, deve accettare il peccato e perdonarlo senza condizioni [Denz. 1570], ossia senza opere di penitenza [Denz. 1579, 1692, 1693,1713, 1715] e senza meriti, perché non ci si salva con le opere, ma con la fede di salvarsi [Denz. 1559, 1580];
  5. Il vero Dio non è il Dio della ragione, inaccessibile, lontano, astratto, ma il Dio concreto, vicino, accessibile, sensibile, incarnato in Gesù Cristo. Il primo è terrificante e dispotico; il secondo è benevolo e misericordioso [Denz.3016, 3019];
  6. La vera teologia non è la teologia speculativa, ma la Teologia della Croce [Denz. 3016];
  7. Cristo ha preso il nostro peccato per darci la sua giustizia [Denz. 1529];
  8. La fede è certezza, speranza e confidenza di salvarsi indipendentemente dalle opere [Denz. 1533, 1534, 1535, 1562, 1570];
  9. È impossibile la fede senza la carità [Denz.1578];
  10. Il timore dell’inferno è mancanza di fiducia nella misericordia di Dio [Denz. 1526, 1534, 1541, 1558];
  11. Chi crede di essersi sinceramente pentito è un ipocrita [Denz. 1705];
  12. Chi pretende di aver fatto una buona confessione e di essersi purificato dai peccati, non dà spazio alla divina misericordia [Denz.1459];
  13. Dio non castiga i peccati di chi ha fede di salvarsi, ma li perdona anche se pecca. Castiga solo chi non ha fede di salvarsi, perché vuol dire che costui non confida nella sua misericordia [Denz. 1560];
  14. Per essere perdonato da Dio basta credere di essere perdonato [Denz. 1563, 1564, 1570];
  15. Non dobbiamo preoccuparci se pecchiamo; il peccare è inevitabile: basta aver fede di essere perdonati e siamo perdonati [Denz. 1563, 1564, 1570];
  16. L’annuncio evangelico non è che possiamo essere perdonati, ma che siamo già perdonati. Basta aver fede in questo. Questa è la fede [Denz. 1563, 1564, 1570];
  17. Oggetto della fede non sono idee astratte, ma la mia e la tua salvezza [Denz. 3016];
  18. La salvezza non è effetto delle opere, ma è puro dono della grazia [Denz. 1531, 1545];
  19. Non ci si salva col merito, ma per sola grazia. Se esistesse il merito, la grazia non sarebbe gratuita [Denz. 1546, 1548, 1582];
  1. Il desiderio del cristiano non è vedere Dio, ma salvarsi [Denz. 1000];
  2. I doveri verso il prossimo si riassumono nella misericordia, non nel

      guidarlo alla visione beatifica [Denz. 1000];

  1. Il paradiso non è premio delle opere, ma dono della grazia [Denz. 1576; 1581];
  2. La pretesa di farsi dei meriti per il paradiso è presunzione [Denz. 1538, 1545];
  3. Dio giustifica il peccatore senza togliere il peccato [Denz. 1547];
  4. Nella giustificazione non diventiamo giusti, ma restiamo nel peccato. Tuttavia il Padre ci attribuisce la giustizia di Cristo, che non diventa nostra, ma resta di Cristo [Denz. 1529];
  5. Il giusto è simultaneamente in grazia e in peccato [Denz. 1529, 1544];
  6. La grazia non toglie il peccato, ma lo copre e non lo imputa [Denz. 1547];
  7. Noi siamo salvati per fede indipendentemente dall’obbedienza ai comandamenti [Denz. 1531, 1545];
  8. Per il giusto i comandamenti non sono obbligatori, ma facoltativi [Denz. 1560];
  9. Il libero arbitrio è guasto, per cui non coopera all’opera della grazia [Denz. 1521, 1525, 1554, 1582];
  10. La libertà cristiana non è l’esercizio del libero arbitrio, ma la giustificazione ad opera della grazia [Denz. 1555];
  1. La ragione è cieca e ribelle alla verità di fede [Denz. 2811, 3016, 3019];
  2. La verità di fede è scandalo per la ragione [Denz. 3017, 3019];
  3. Nella fede Dio, in Cristo crocifisso, appare in modo contrario [sub contraria specie] a come appare alla ragione [Denz. 3017, 3019];
  4. È impossibile dimostrare razionalmente che Dio esiste [Denz. 2765, 2751, 2780, 2812, 3026];
  5. Credere in Dio non è richiesto dalla ragione, ma dalla stessa fede [Denz. 1637, 1638, 2755, 2768, 2780, 2813, 3026];
  6. Non si può dimostrare con la ragione l’esistenza della legge naturale [Denz. 3015];
  7. La filosofia è inganno e non serve ad interpretare la Scrittura [Denz. 3016];
  8. La teologia speculativa è vana presunzione [Denz. 3016];
  9. La Scrittura non contiene teorie metafisiche, ma narrazioni di fatti storici [Denz. 3016];
  10. La fede si fonda sulla sola Scrittura senza bisogno dell’aggiunta di alcuna ”Tradizione”, che non sia tratta dalla stessa Scrittura [n. 80, 81, 82];
  11. Il Papa non può definire gli articoli della fede [n. 88, 882, 2034, 2035, 2036];
  12. Il Papa non è il Vicario di Cristo [n. 882, 2034, 2035, 2036];
  13. La coscienza di ogni cristiano, illuminata dallo Spirito Santo, è sufficientemente abilitata all’interpretazione della Scrittura [n.84, 85, 86, 87];
  14. Il cristiano, nel suo rapporto con Dio, non ha bisogno della mediazione del Papa [n. 882];
  15. Quella che il Papa considera “Sacra Tradizione” come fonte della Rivelazione, è in realtà un insieme di aggiunte umane al Vangelo, avvenute nel corso del passato, arbitrarie e posticce, che offuscano e falsificano il Vangelo nella sua autenticità e purezza [nn. 75-83] ;
  16. La riforma della Chiesa esige la liberazione da queste scorie consacrate dal Papa, affinchè il Vangelo risplenda nella sua purezza [idem come sopra];
  17. Ogni cristiano ha la facoltà di respingere i decreti dei Concili, se essi non si accordano con la sua coscienza [n. 85,86,87];
  18. Cristo non ha istituto i Sette Sacramenti [Denz. 1601];
  19. La Chiesa non è governata dal Papa, ma da Cristo nei suoi pastori (n.882, 981, 982);
  20. La Chiesa del Papa è contraria al Vangelo [n.882];
  21. La vera Chiesa è il popolo di Dio sotto la guida della Paola di Dio e dello Spirito Santo [nn. 771-801];
  22. Non esiste una “successione apostolica”. Spetta alla comunità eleggere il suo pastore [Denz. 1767-1770, nn. 857-887];
  23. Il Papa può essere eretico [n. 88; 3074];
  24. Il sacerdozio non è un sacramento riservato ad alcuni. L’unico sacerdozio è il sacerdozio dei battezzati [Denz. 1764, 1766];
  25. Per predicare il Vangelo non c’è bisogno di alcuna ordinazione sacerdotale, ma basta studiare la Scrittura [idem come sopra];
  26. La Messa non è sacrificio, ma idolatria [Denz. 1740, 1751];
  27. Nella Cena del Signore avviene la consustanziazione o impanazione [Cristo nel pane], non la transustanziazione [Cristo sotto le specie del pane], [Denz.1642, 1652];
  28. L’adorazione eucaristica è idolatria [Denz. 1643, 1654, 1656];
  29. Il matrimonio è cosa profana e può essere sciolto [Denz. 1801];
  30. La verginità non è superiore al matrimonio ed è contro natura [Denz. 1810];
  31. I voti religiosi sono contro la libertà cristiana [Denz. 1810];
  32. Le indulgenze sono una frode e un abuso introdotto dal Papa [nn.1471-1473];
  33. Il culto dei Santi e della Madonna deroga all’unica mediazione di Cristo [Denz. 1821, 1822];
  34. I santi non sono esempi dai imitare o intercessori, perché sono peccatori come noi [idem come sopra; nn. 946-959]
  35. Il purgatorio non esiste, perché non risulta dalla Scrittura [Denz. 1580, 1820].

Ecc .. ecc …

A fronte di tutto questo, S.E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, ha affermato che «la riforma di Lutero è stata un dono dello Spirito Santo». Riteniamo superfluo qualsiasi ulteriore commento, ed a tal proposito rimandiamo ad un nostro vecchio articolo di due anni fa [cf. QUI]

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da L’Isola di Patmos, 24 ottobre 2017

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NOTE

[1] La Sorge, direbbe Heidegger. La traduzione corrente con“cura” è troppo mite. In realtà, come fa notare lo stesso Heidegger, la Sorge è una preoccupazione ansiosa ed angosciosa.

[2] I drammi di Franz Kafka riflettono in qualche modo questi stati d’animo luterani degli anni in monastero.

[3] I numeri tra parentesi corrispondono  a quelli del Denzinger (Denz.), relativi al Concilio  di Trento ed al Catechismo della Chiesa Cattolica (per es. n.882), dove il Lettore troverà la corrispondente correzione  fatta dal Magistero della Chiesa.

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Nell’archivio de L’Isola di Patmos, sul problema Lutero sono disponibili i seguenti articoli:

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Il rifiuto luterano della vita religiosa nato dal dramma interiore di Lutero

Dal conflitto alla confusione. Una breve analisi critica del «Documento congiunto cattolico-luterano»

 

Il concetto luterano della giustificazione, in preparazione alle celebrazioni luterane del 2017, per le quali nulla, i cattolici, avrebbero da festeggiare

 

Un caso serio: da Lutero a Rahner attraverso Hegel. Giochi di prestigio e salti mortali …

 

Il Santo Padre Francesco in visita dai luterani e la commemorazione della Cena del Signore

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Cari Lettori, vi invitiamo a leggere questo articolo QUI

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DALLA PRUA DEL TITANIC CHE COLA A PICCO, GIUNGE L’ULTIMA SVIOLINATA DI NUNZIO GALANTINO: «LA RIFORMA DI LUTERO È STATA UN DONO DELLO SPIRITO SANTO»

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Lutero ispirato dallo Spirito Santo? Padre Ariel a Padre Giovanni: «Se io fossi un membro della Conferenza Episcopale Italiana, non esiterei a strappargli il fiasco di mano, ed a mandarlo in un centro di recupero per alcolisti anonimi, fin quando durante una delle sedute collettive non dirà: “Ciao a tutti, mi chiamo Nunzio, ed è una settimana che non bevo più”».

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Autori
Giovanni Cavalcoli, O.P – Ariel S. Levi di Gualdo

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PDF  articolo formato stampa

 

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Nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana, ma mossi dallo Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio [I Pt, 1,20-21]

Chi ascolta voi, ascolta me [Lc 10,16]

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il piroscafo Titanic verso l’iceberg

Numerosi Lettori ci hanno subissati di lettere per chiederci lumi sulle affermazioni fatte da S.E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della C.E.I. Italiana, ad un simposio tenutosi alla Pontificia Università Lateranense il 18-19 ottobre [cf. QUI]. Possiamo anzitutto dire che da oggi, la Lateranese, può essere rinominata Luteranense, dopo che il numero due della Conferenza Episcopale Italiana ha dichiarato che la “riforma” di Lutero è stata un «dono dello Spirito Santo» …

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è accaduto che un vescovo italiano, in stretti rapporti col Padre Ariel S. Levi di Gualdo, in un momento di sconforto gli ha rivolto, dinanzi a questa esternazione, la seguente domanda in privato: «Ma insomma, di fronte a cose di questo genere, che cosa possiamo fare?». L’interpellato ha risposto: «E lo domanda Vostra Eccellenza a me? Io non sono membro della Conferenza Episcopale Italiana, mentre Vostra Eccellenza, sì. Pertanto, ciò che posso dirle è che se io fossi un membro della Conferenza Episcopale Italiana, non esiterei a strappargli in fiasco di mano, ed a mandarlo in un centro di recupero per alcolisti anonimi, fin quando durante una delle sedute collettive non dirà: “Ciao a tutti, mi chiamo Nunzio, ed è una settimana che non bevo più”».

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la collisione del Titanic con l’iceberg

Dalle battute, siamo poi passati a cose serie, andando a consultare le guide cliniche che specificano le specialità della specialità, verificando che all’interno della psichiatria esistono più branche: psichiatria infantile, psichiatria dell’adolescenza, psichiatria dell’adulto, psichiatria psico-geriatrica, psichiatria consultivo-relazionale, psichiatria delle dipendenze. Non abbiamo trovato, perché al momento non esiste, la psichiatria episcopale, ma certi casi potrebbero rientrare nella psichiatria delle dipendenze, perché certi soggetti dipendono ormai dalle stoltezze che dicono, professano e diffondono. 

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Avere affermato nell’università del Romano Pontefice, tale è la Lateranense, che la «riforma» di Lutero è stata un «dono dello Spirito Santo», da parte di S.E. Mons. Nunzio Galantino, più che una imprudenza, è stata una empietà. E detto questo chiariamo bene: i decreti contro Lutero del Concilio di Trento sono stati elaborati con l’assistenza dello Spirito Santo. Pertanto: o lo Spirito Santo si è smentito per bocca di Nunzio Galantino ― cosa impensabile ― oppure lo Spirito Santo è stato assente dal Concilio di Trento, per cui, le censure di questo grande Concilio contro Lutero, si possono considerare ingiuste. Cosa parimenti impensabile. C’è anche un’altra possibilità sulla quale non vogliamo troppo addentrarci: qual è il livello di conoscenza della pneumatologia di Nunzio Galantino?

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il piroscafo in affondamento …

A noi non resta che riconoscere, come richiede la fede cattolica, che il Concilio di Trento è stato assistito dallo Spirito Santo e che le sue censure sono valide. Se quindi qualcuno si è sbagliato ed ha esternato in modo improvvido giudicando la «riforma di Lutero» come un «dono dello Spirito Santo», questi è Nunzio Galantino, che non gode della medesima assistenza di cui hanno goduto i Padri riuniti in assise nel Concilio di Trento.

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Ciò non significa che il pensiero di Lutero non contenga anche degli aspetti validi, l’ecumenismo di questi ultimi cinquant’anni ha messo in luce come non mai le verità di fede che uniscono noi cattolici ai fratelli luterani sulla base di comuni radici cristiane.

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Riguardo il vero ecumenismo, il decreto conciliare sull’ecumenismo Unitatis Redintegratio ricorda che i fratelli che nel passato si sono separati dalla Chiesa cattolica, pur conservando alcune verità di fede, si trovano con la Chiesa in una «comunione imperfetta» [n. 3], afflitta da «lacune» ed «ostacoli» [n. 3], che impediscono a questi fratelli di realizzare una piena comunione con la Chiesa Cattolica Romana.

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affondamento del piroscafo …

Il Concilio Vaticano II prescrive a noi cattolici di adoperarci con ogni mezzo lecito, invocando lo Spirito Santo, per persuadere questi fratelli a rimuovere gli «ostacoli» e a colmare le «lacune», che impediscono la piena comunione con la Chiesa, affinché, «superati gli ostacoli che impediscono la perfetta comunione ecclesiastica» [n. 4], «siano pienamente incorporati tutti quelli che già in qualche modo appartengono al popolo di Dio» [n. 3].

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Il vero ecumenismo consiste non solo nel ritrovarci con gioia assieme in quelle medesime verità che sono rimaste intatte, nonostante la separazione, superando e dimenticando le reciproche mancanze di carità e di giustizia che ci sono state nel passato, perdonandoci a vicenda, ma anche ― e questo è lo scopo ultimo ― nell’adoperarci indefessamente nel senso suddetto, con ogni carità, umiltà, competenza, prudenza, mitezza, coraggio, franchezza, delicatezza, pazienza e speranza, nell’attesa dell’ora di Dio, invocato in una continua e costante preghiera ed implorato con l’offerta di sacrifici e nell’esecuzione di opere buone fatte assieme.

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la celebre orchestra del Titanic che durante l’affondamento seguitò a suonare …

I fratelli separati devono essere amati, ma anche corretti, se davvero amati. Esiste infatti un ecumenismo sbagliato e ambiguo che non porta a niente, troppo riguardoso ed opportunista, non frutto di vera carità, per il quale c’è il rischio che invece di essere i luterani a rivedere le loro posizioni, siano i cattolici a lasciarsi influenzare dagli errori di Lutero, per cui gira la falsa opinione che la Chiesa abbia sbagliato nel suo giudizio su Lutero o lo abbia frainteso e che quindi non valgano più le passate condanne.

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Abbiamo per ciò ritenuto bene fare qui un elenco di carattere divulgativo degli errori di Lutero, ormai noti da cinque secoli, esposti per tesi, che rispecchiano il suo pensiero senza la pretesa di riportare sempre gli ipsissima verba. Tali errori vanno riconosciuti e giudicati alla luce del Magistero della Chiesa, soprattutto la Bolla Exsurge Domine del Sommo Pontefice Leone X e decreti del Concilio di Trento.

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il comandante del piroscafo, rimasto al timone …

Errori di ascendenza luterana sono condannati anche da altri importanti documenti della Chiesa, come quelli del Concilio Vaticano I, il Catechismo e l’enciclica Pascendi Dominici Gregis di San Pio X, ma anche dallo stesso Concilio Vaticano II, soprattutto i documenti Sacrosanctum Concilium, Lumen Gentium, Dei Verbum, Presbyterorum Ordinis, Perfectae Caritatis e Christus Dominus ; e chi oggi, dalle cattedre accademiche ecclesiastiche e dai pulpiti delle chiese, vi dice che il Concilio Vaticano II ha aperto a Lutero ed al Protestantesimo facendo proprie le loro istanze, vi mente in modo pericoloso e pernicioso.

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Grandi anche gli interventi di Pio XII sulla Liturgia o sulla Chiesa o sugli errori moderni impressi nella Enciclica Humani Generis, del Beato Paolo VI sull’Eucaristia, o sul linguaggio teologico, di San Giovanni Paolo II, sul sacerdozio, sulla vita religiosa, sulla morale o sul rapporto fede-ragione, tutti atti di magistero che correggono gli errori luterani. Molti anche gli interventi della Congregazione per la Dottrina della Fede di questi ultimi cinquant’anni hanno riferimenti a Lutero, anche se non viene nominato, od a conseguenze dannose del suo pensiero, dalla Redemptionis Sacramentum alla Dominus Jesus. Ma il punto di riferimento più importante ed attuale è il Catechismo della Chiesa Cattolica.

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l’inabissamento del piroscafo …

Come e perché è nata la “riforma” luterana? Che  cosa si propose di fare Lutero? La “riforma” è nata dall’esperienza tormentosa di Lutero della propria peccaminosità, della propria difficoltà ad obbedire alla legge divina, dal timore che Dio lo riprovasse e dal desiderio spasmodico e sempre insoddisfatto di averlo amico [1].

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Un sentirsi sempre in colpa ed accusato senza riuscire a chiarire e venirne fuori, nonostante ogni sforzo, quindi un Dio sempre corrucciato, ma senza sapere perchè. La sensazione di essere un ipocrita ma senza esserne certo [2]. Un sentirsi allo stesso tempo colpevole e innocente. Nella famosa “esperienza della torre” [Turmerlebnis] del 1515 egli però si convinse improvvisamente di aver scoperto la misericordia di Dio e si sentì sollevato e liberato dal suo terribile tormento [«mi si aprirono le porte del paradiso»]. Ma Papa Leone X gli ricordò nella Bolla Exsurge Domine del 1520 che per ottenere la misericordia di Dio occorre essere pentiti e fare penitenza. Ma questo Lutero non lo accettò, perché gli sembrava una cosa impossibile, e si fissò nell’idea che il Papa falsasse il Vangelo e stesse guidando la Chiesa fuori e contro la linea del Vangelo.  Egli allora perse la fiducia nel Papa come interprete del Vangelo e come guida della Chiesa, per cui il modo per ottenere la riforma della Chiesa, della quale sentiva il bisogno, doveva basarsi su di un’interpretazione personale della Scrittura [«libero esame»], su di un contatto diretto con la Scrittura. Lutero si dette allora a questo lavoro, in base al quale egli tolse dalla dottrina cattolica molte verità, che egli giudicava falsità aggiunte dal Papa al Vangelo, tra le quali l’ufficio del Papa come interprete del Vangelo.

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S.E. Mons. Nunzio Galantino, comandante in seconda della Conferenza Episcopale Italia

È chiaro a questo punto che Lutero, inorgoglito e ostinato nell’errore, senza negare che agli inizi egli abbia proposto qualche spunto buono di riforma che gli ha procurato il titolo di ”riformatore”, cadde nell’eresia e si separò adirato dalla Chiesa, fondando una comunità ribelle ed ereticale e trascinando con sé molti  seguaci, fino ai nostri giorni. Pertanto egli è chiamato giustamente anche ”eresiarca”, fondatore di un insieme disordinato e incoerente di comunità senza coesione interna, seppur non senza alcuni punti in comune, che caratterizzano il luteranesimo come tale, dalle più fondamentaliste alle più liberali, in continuo contrasto fra di loro, come notò già a suo tempo il Bossuet, e tutto ciò per il fatto che in esse manca il principio di unità nella verità, che è il Papa. Come Lutero si ribellò al Papa, così facilmente il luterano si ribella a Lutero.

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La “riforma” di Lutero finì dunque non in una vera riforma, in una purificazione, un progresso o un miglioramento della Chiesa, ma in una deformazione della Chiesa. Infatti, la vera riforma, è il riportare una cosa alla sua forma originaria o è lo svilupparla nella sua forma, distinguendo l’autentico dallo spurio. è chiaro allora che in queste operazioni, affinché la riforma riesca, bisogna tener d’occhio la forma della cosa, perché è tenendo presente questa forma che la riforma può riuscire. Ma se invece si cambia o si corrompe la forma, non nasce una riforma, ma una deformazione. Questo purtroppo è stato il risultato finale dell’opera di Lutero. E qui dobbiamo proprio dire che ― con buona pace di Nunzio Galantino ― che lo Spirito Santo c’entra per nulla.

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ciò che rimarrà della barca della Chiesa dopo le traversate guidate dai vari Nunzio Galantino …

L’esigenza originaria di Lutero non fu quindi la riforma morale, quanto piuttosto di ritrovare la verità del Vangelo, che secondo lui il Papa aveva perduto. La riforma è una conseguenza di ciò, ma il punto di partenza di Lutero fu l’improvvisa e beatificante certezza ― così almeno a lui sembrò ― di essere stato illuminato dalla verità: l’ «esperienza della torre» o, come la intese lui, della misericordia di Dio. Questa certezza divenne per lui un punto irrinunciabile e ragione di vita, certezza di salvarsi, e obbligo di annunciarla come il vero Vangelo, anche a costo di andare contro il Papa. Da ciò individuiamo la scaturigine morale originaria degli errori di Lutero che gli fu contestata dal Concilio di Tento: la presunzione di salvarsi senza merito come rimedio alla disperazione di salvarsi con le opere. Lutero non sopportava che Dio lo punisse per aver disobbedito alla sua legge. Lo vedeva come un Dio crudele. Egli, agli inizi, fraintendeva la giustizia divina e credette che Dio gli chiedesse di più di quanto poteva fare.

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D’altra parte, aveva una concezione esagerata e troppo pessimista della corruzione della natura umana e della concupiscenza conseguenti al peccato originale, scambiando quest’ultima col peccato, come gli rimproverò il Concilio di Trento [Denz. 1515], per cui, siccome essa è permanente anche nel giusto, credeva che anche il peccato fosse permanente [peccatum permanens] anche nel giusto, sicché si bloccò su queste ben note idee [3]:

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  1. il giusto pecca in ogni opera buona [Denz. 1525];
  2. A seguito del peccato originale la concupiscenza è invincibile, per cui è impossibile anche per chi è in grazia osservare i comandamenti [Denz. 1521, 1568];
  3. Se Dio punisse per aver disobbedito alla sua legge, sarebbe ingiusto e crudele, perché obbedirle è impossibile [Denz. 1568];
  4. Dunque Dio, se vuole essere misericordioso, deve accettare il peccato e perdonarlo senza condizioni [Denz. 1570], ossia senza opere di penitenza [Denz. 1579, 1692, 1693,1713, 1715] e senza meriti, perché non ci si salva con le opere, ma con la fede di salvarsi [Denz. 1559, 1580];
  5. Il vero Dio non è il Dio della ragione, inaccessibile, lontano, astratto, ma il Dio concreto, vicino, accessibile, sensibile, incarnato in Gesù Cristo. Il primo è terrificante e dispotico; il secondo è benevolo e misericordioso [Denz.3016, 3019];
  6. La vera teologia non è la teologia speculativa, ma la Teologia della Croce [Denz. 3016];
  7. Cristo ha preso il nostro peccato per darci la sua giustizia [Denz. 1529];
  8. La fede è certezza, speranza e confidenza di salvarsi indipendentemente dalle opere [Denz. 1533, 1534, 1535, 1562, 1570];
  9. È impossibile la fede senza la carità [Denz.1578];
  10. Il timore dell’inferno è mancanza di fiducia nella misericordia di Dio [Denz. 1526, 1534, 1541, 1558];
  11. Chi crede di essersi sinceramente pentito è un ipocrita [Denz. 1705];
  12. Chi pretende di aver fatto una buona confessione e di essersi purificato dai peccati, non dà spazio alla divina misericordia [Denz.1459];
  13. Dio non castiga i peccati di chi ha fede di salvarsi, ma li perdona anche se pecca. Castiga solo chi non ha fede di salvarsi, perché vuol dire che costui non confida nella sua misericordia [Denz. 1560];
  14. Per essere perdonato da Dio basta credere di essere perdonato [Denz. 1563, 1564, 1570];
  15. Non dobbiamo preoccuparci se pecchiamo; il peccare è inevitabile: basta aver fede di essere perdonati e siamo perdonati [Denz. 1563, 1564, 1570];
  16. L’annuncio evangelico non è che possiamo essere perdonati, ma che siamo già perdonati. Basta aver fede in questo. Questa è la fede [Denz. 1563, 1564, 1570];
  17. Oggetto della fede non sono idee astratte, ma la mia e la tua salvezza [Denz. 3016];
  18. La salvezza non è effetto delle opere, ma è puro dono della grazia [Denz. 1531, 1545];
  19. Non ci si salva col merito, ma per sola grazia. Se esistesse il merito, la grazia non sarebbe gratuita [Denz. 1546, 1548, 1582];
  1. Il desiderio del cristiano non è vedere Dio, ma salvarsi [Denz. 1000];
  2. I doveri verso il prossimo si riassumono nella misericordia, non nel

      guidarlo alla visione beatifica [Denz. 1000];

  1. Il paradiso non è premio delle opere, ma dono della grazia [Denz. 1576; 1581];
  2. La pretesa di farsi dei meriti per il paradiso è presunzione [Denz. 1538, 1545];
  3. Dio giustifica il peccatore senza togliere il peccato [Denz. 1547];
  4. Nella giustificazione non diventiamo giusti, ma restiamo nel peccato. Tuttavia il Padre ci attribuisce la giustizia di Cristo, che non diventa nostra, ma resta di Cristo [Denz. 1529];
  5. Il giusto è simultaneamente in grazia e in peccato [Denz. 1529, 1544];
  6. La grazia non toglie il peccato, ma lo copre e non lo imputa [Denz. 1547];
  7. Noi siamo salvati per fede indipendentemente dall’obbedienza ai comandamenti [Denz. 1531, 1545];
  8. Per il giusto i comandamenti non sono obbligatori, ma facoltativi [Denz. 1560];
  9. Il libero arbitrio è guasto, per cui non coopera all’opera della grazia [Denz. 1521, 1525, 1554, 1582];
  10. La libertà cristiana non è l’esercizio del libero arbitrio, ma la giustificazione ad opera della grazia [Denz. 1555];
  1. La ragione è cieca e ribelle alla verità di fede [Denz. 2811, 3016, 3019];
  2. La verità di fede è scandalo per la ragione [Denz. 3017, 3019];
  3. Nella fede Dio, in Cristo crocifisso, appare in modo contrario [sub contraria specie] a come appare alla ragione [Denz. 3017, 3019];
  4. È impossibile dimostrare razionalmente che Dio esiste [Denz. 2765, 2751, 2780, 2812, 3026];
  5. Credere in Dio non è richiesto dalla ragione, ma dalla stessa fede [Denz. 1637, 1638, 2755, 2768, 2780, 2813, 3026];
  6. Non si può dimostrare con la ragione l’esistenza della legge naturale [Denz. 3015];
  7. La filosofia è inganno e non serve ad interpretare la Scrittura [Denz. 3016];
  8. La teologia speculativa è vana presunzione [Denz. 3016];
  9. La Scrittura non contiene teorie metafisiche, ma narrazioni di fatti storici [Denz. 3016];
  10. La fede si fonda sulla sola Scrittura senza bisogno dell’aggiunta di alcuna ”Tradizione”, che non sia tratta dalla stessa Scrittura [n. 80, 81, 82];
  11. Il Papa non può definire gli articoli della fede [n. 88, 882, 2034, 2035, 2036];
  12. Il Papa non è il Vicario di Cristo [n. 882, 2034, 2035, 2036];
  13. La coscienza di ogni cristiano, illuminata dallo Spirito Santo, è sufficientemente abilitata all’interpretazione della Scrittura [n.84, 85, 86, 87];
  14. Il cristiano, nel suo rapporto con Dio, non ha bisogno della mediazione del Papa [n. 882];
  15. Quella che il Papa considera “Sacra Tradizione” come fonte della Rivelazione, è in realtà un insieme di aggiunte umane al Vangelo, avvenute nel corso del passato, arbitrarie e posticce, che offuscano e falsificano il Vangelo nella sua autenticità e purezza [nn. 75-83] ;
  16. La riforma della Chiesa esige la liberazione da queste scorie consacrate dal Papa, affinchè il Vangelo risplenda nella sua purezza [idem come sopra];
  17. Ogni cristiano ha la facoltà di respingere i decreti dei Concili, se essi non si accordano con la sua coscienza [n. 85,86,87];
  18. Cristo non ha istituto i Sette Sacramenti [Denz. 1601];
  19. La Chiesa non è governata dal Papa, ma da Cristo nei suoi pastori (n.882, 981, 982);
  20. La Chiesa del Papa è contraria al Vangelo [n.882];
  21. La vera Chiesa è il popolo di Dio sotto la guida della Paola di Dio e dello Spirito Santo [nn. 771-801];
  22. Non esiste una “successione apostolica”. Spetta alla comunità eleggere il suo pastore [Denz. 1767-1770, nn. 857-887];
  23. Il Papa può essere eretico [n. 88; 3074];
  24. Il sacerdozio non è un sacramento riservato ad alcuni. L’unico sacerdozio è il sacerdozio dei battezzati [Denz. 1764, 1766];
  25. Per predicare il Vangelo non c’è bisogno di alcuna ordinazione sacerdotale, ma basta studiare la Scrittura [idem come sopra];
  26. La Messa non è sacrificio, ma idolatria [Denz. 1740, 1751];
  27. Nella Cena del Signore avviene la consustanziazione o impanazione [Cristo nel pane], non la transustanziazione [Cristo sotto le specie del pane], [Denz.1642, 1652];
  28. L’adorazione eucaristica è idolatria [Denz. 1643, 1654, 1656];
  29. Il matrimonio è cosa profana e può essere sciolto [Denz. 1801];
  30. La verginità non è superiore al matrimonio ed è contro natura [Denz. 1810];
  31. I voti religiosi sono contro la libertà cristiana [Denz. 1810];
  32. Le indulgenze sono una frode e un abuso introdotto dal Papa [nn.1471-1473];
  33. Il culto dei Santi e della Madonna deroga all’unica mediazione di Cristo [Denz. 1821, 1822];
  34. I santi non sono esempi dai imitare o intercessori, perché sono peccatori come noi [idem come sopra; nn. 946-959]
  35. Il purgatorio non esiste, perché non risulta dalla Scrittura [Denz. 1580, 1820].

Ecc .. ecc …

A fronte di tutto questo, S.E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, ha affermato che «la riforma di Lutero è stata un dono dello Spirito Santo». Riteniamo superfluo qualsiasi ulteriore commento, ed a tal proposito rimandiamo ad un nostro vecchio articolo di due anni fa [cf. QUI]

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da L’Isola di Patmos, 24 ottobre 2017

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NOTE

[1] La Sorge, direbbe Heidegger. La traduzione corrente con“cura” è troppo mite. In realtà, come fa notare lo stesso Heidegger, la Sorge è una preoccupazione ansiosa ed angosciosa.

[2] I drammi di Franz Kafka riflettono in qualche modo questi stati d’animo luterani degli anni in monastero.

[3] I numeri tra parentesi corrispondono  a quelli del Denzinger (Denz.), relativi al Concilio  di Trento ed al Catechismo della Chiesa Cattolica (per es. n.882), dove il Lettore troverà la corrispondente correzione  fatta dal Magistero della Chiesa.

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Nell’archivio de L’Isola di Patmos, sul problema Lutero sono disponibili i seguenti articoli:

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Il rifiuto luterano della vita religiosa nato dal dramma interiore di Lutero

Dal conflitto alla confusione. Una breve analisi critica del «Documento congiunto cattolico-luterano»

 

Il concetto luterano della giustificazione, in preparazione alle celebrazioni luterane del 2017, per le quali nulla, i cattolici, avrebbero da festeggiare

 

Un caso serio: da Lutero a Rahner attraverso Hegel. Giochi di prestigio e salti mortali …

 

Il Santo Padre Francesco in visita dai luterani e la commemorazione della Cena del Signore

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Cari Lettori, vi invitiamo a leggere questo articolo QUI

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One thought on “Dalla prua del Titanic che cola a picco, giunge l’ultima sviolinata di Nunzio Galantino: «La riforma di Lutero è stata un dono dello Spirito Santo»

  1. Sono d’accordo con voi sul fiasco di vino e sulla riformata luteranense!
    Vediamo ora se il nostro Pontefice sarà così immediato nella correzione “fraterna” come ha fatto con il Cardinale S.E. Robert Sarah!
    Sarà, ma non credo!
    Mi viene in mente una vecchia canzone di Orietta Berti…fin che la barca va, lasciala andare….
    …intanto noi continuiamo a pregare colei, l’unica, che ci può salvare, la Vergine Maria, attraverso la sua intercessione presso la Santissima Trinità!

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