Cum magna tristitia: non si disputa con gli scomunicati. La nostra rivista risponde unicamente di ciò che i suoi Autori scrivono su queste colonne, non di ciò che Padre Giovanni Cavalcoli scrive in giro per i blog

CUM MAGNA TRISTITIA: NON SI DISPUTA CON GLI SCOMUNICATI. LA NOSTRA RIVISTA RISPONDE UNICAMENTE DI CIÒ CHE I SUOI AUTORI SCRIVONO SU QUESTE COLONNE, NON DI CIÒ CHE PADRE GIOVANNI CAVALCOLI SCRIVE IN GIRO PER I BLOG

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Da due anni a questa parte, Padre Ariel S. Levi di Gualdo ha ripetuto inutilmente e senza esito alcuno a Padre Giovanni Cavalcoli che talvolta ci è richiesta quella grandezza dell’umiltà che ci induce a tacere. Esistono infatti situazioni e fatti oggettivi dinanzi ai quali non è possibile — perlomeno sul momento —, poter avere e dare una risposta. Se invece ci si ostina a dare comunque una risposta, credendo che si debba sempre avere una risposta per tutto, costasse persino tirare in ballo una volontà di Dio sino a poco prima del tutto sconosciuta alla Chiesa mater et magistra, in quel caso si corre il serio rischio di cadere in gravi errori, ma soprattutto di disorientare il Popolo di Dio.

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Autore
Redazione dell’Isola di Patmos

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Angelo piangente

Da due giorni la nostra redazione è subissata di messaggi di Lettori che chiedono lumi su un intervento fatto sul blog Duc in altum del giornalista Aldo Maria Valli dal teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, padre co-fondatore di questa nostra rivista. L’intervento è racchiuso sotto il titolo: «Padre Cavalcoli: “Bravo don Minutella, ma ecco dove sbagli”» [vedere testo QUI]. È superfluo a dirsi, ma lo precisiamo ugualmente: Aldo Maria Valli è un noto giornalista ed un riconosciuto galantuomo che ha svolto solo il proprio lavoro, dando spazio a questo Autore che gliel’ha espressamente chiesto.

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Anzitutto va precisato che mettersi a disquisire con un presbìtero come Alessandro Minutella al quale sono state irrogate ben due scomuniche per disposizione della Congregazione per la dottrina della fede e della Congregazione per il clero e che va affermando in pubbliche conferenze, scritti e video che la «Santa Messa celebrata in comunione con l’antipapa Bergoglio non è valida» [cf. video QUI], costituisce purtroppo una caduta di stile per un teologo domenicano anziano e per un accademico pontificio, il quale dovrebbe sapere che l’effetto di queste scomuniche implica la dichiarazione da parte della Santa Sede che questo presbìtero è escluso dalla Chiesa Cattolica e non è più parte di essa sino al suo pubblico e completo ravvedimento dall’errore. Infatti, sul Reverendo Alessandro Minutella, membro del Presbitèrio di Palermo, si è espressa la Santa Sede con un duplice atto di scomunica platealmente rigettato dallo scomunicato che ha replicato dichiarando la illegittimità del Pontefice regnante. Domanda ovvia, nonché basata sul più elementare senso comune: che cos’è per Padre Giovanni una scomunica? È opportuno disputare con un presbitero che dall’errore palese è sfociato nella eresia pubblica e manifesta e che si rifiuta in tutti i modi di ragionare? [cf. un nostro precedente articolo, QUI].

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È inquietante che Padre Giovanni Cavalcoli affermi e faccia presenti quelle che a suo dire sono le diverse e giuste ragioni di questo scomunicato, perché applicando analoga logica, l’insigne teologo anziano dovrebbe spiegare simile modo tutte quelle che sono le ragioni e gli elementi giusti che si trovano anche nel pensiero di Ario e di Pelagio, ma soprattutto in quello dei Modernisti e di quel Karl Rahner da lui recriminato usque ad nauseam in tutti i suoi articoli. Poi, se dal senso comune vogliamo applicare la logica aristotelica, l’eminente teologo domenicano dovrebbe sapere che dinanzi all’eresia, le buone ragioni sussistenti perdono qualsiasi valore perché l’errore è talmente grave che sovrasta ed annienta tutto ciò che di buono potrebbe sussistere, rendendole appunto insussistenti. O se vogliamo possiamo chiarire il tutto con il cosiddetto paradigma Hitler, vale a dire: ammettiamo che anche in Adolf Hitler vi fosse nel fondo del buono e del sensibile, oltre a delle buone ragioni reattive, per esempio il modo in cui la Germania, dopo la Prima Guerra Mondiale, fu umiliata e messa in ginocchio al tavolo delle trattative della Pace di Versailles. È peraltro noto che tutto lo Stato Maggiore delle S.S. vide il führer piangere di dolore, quando morì il suo amato cane da pastore; e durante le feste private in montagna, egli si inteneriva dinanzi ai bambini dei gerarchi nazisti e si profondeva in attenzioni verso di loro con grande affetto. Chiarito e dimostrato il tutto, ma soprattutto applicando la logica delle proporzioni basate sul principio di sussistenza e insussistenza, qualcuno se la sente di affermare e di spiegare che in fondo anche in Adolf Hitler sussistevano delle buone ragioni, oltre che del sensibile e del tenero, specie poi se appresso ci mettiamo ad analizzare che per un bimbo di “pura razza ariana” da lui accarezzato con tenerezza, ve ne sono stati altri mille, ebrei perlopiù tedeschi, morti nei laboratorî di Joseph Mengele che li ha sottoposti a dolorose torture usandoli come cavie?

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Non è prudente discutere con chi, per la sua ostinata irragionevolezza e chiusura ad ogni genere di dialogo con l’Autorità Ecclesiastica, è stato proprio per questo colpito con duplice scomunica, a meno che non sia l’Autorità ecclesiastica stessa che chiede o che comanda ad un vescovo, ad un presbìtero o ad un teologo anziano di farlo, dettando al tempo stesso i motivi e le modalità con le quali discutere con uno scomunicato, ad esempio per tentare di riportarlo sulla retta via. Ebbene, Padre Giovanni ha forse ricevuto questo mandato dalla Santa Sede? O forse, la sua missio theologica, è al di sopra di ogni autorità ecclesiastica? Ma soprattutto: in questo clima di grande smarrimento che infesta il corpo dei fedeli, egli ritiene di rendere alla Chiesa ed ai Christi fideles un servizio particolarmente splendido, annunciando urbi et orbi quelle che sono le ragioni di fondo di un eretico scomunicato che semina veleni, pur procedendo poi ad enunciare quelli che sono i suoi errori? Nostro dovere e compito, non è forse di tutelare il Popolo di Dio, anziché disorientarlo offrendo spiegazioni che lo scomunicato in questione ha tutta una serie di indubbie ragioni, salvo poi aggiungere: si, ma però …? O crede forse, il Padre Giovanni, che tutti i Lettori capiscano veramente i palesi errori di questo eretico scomunicato, dopo la sua sperticata enunciazione introduttiva di tutte quelle che sarebbero le sue ragioni? Agendo con siffatta e grave leggerezza pastorale e pedagogica, l’insigne teologo domenicano non pensa che potrebbe indurre non pochi Lettori a credere che questo presbìtero palermitano — specializzato ormai da un paio d’anni a dichiararsi vittima perseguitata da parte della «falsa Chiesa dell’antipapa Bergoglio» —, finisca per figurare come un soggetto colpito e punito proprio in virtù di quelle sue valide ragioni elencate da Padre Giovanni in tutta la parte introduttiva del proprio scritto?

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Detto ciò si aggiunga: non erano forse proprio i più illustri teologi domenicani a spiegare ed a raccomandare ai Christi fideles ed ai sacerdoti non molto ferrati in teologia, di stare alla larga dagli scomunicati e dagli eretici e di non parlare con loro? E detto questo sia chiaro che Alessandro Minutella le scomuniche, non le ha ricevute per quisquilie amministrative, ma per duplice delitto di eresia manifesta e ostinata, per scisma ed istigazione del Popolo di Dio e dei presbìteri allo scisma ed al rigetto della somma autorità del Successore di Pietro da egli dichiarato antipapa, quindi illegittimo usurpatore della Cattedra di Pietro.

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Con dolore veramente immane, dobbiamo prendere atto che nelle sue righe il Padre Giovanni ha purtroppo enunciato dei colossali strafalcioni sul piano storico, sul piano giuridico e sul piano teologico.

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Non vogliamo sottrarci al dibattito, ma per il grande affetto e la umana tenerezza che ci lega a lui evitiamo di farlo, semmai invitando i suoi Superiori a sottoporre questo suo scritto ad alcuni insigni studiosi domenicani, per esempio al Padre Daniel Ols, valente teologo dogmatico, ed il Padre Bruno Esposito, valente canonista ed ordinario di Diritto Canonico alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. È molto probabile che il secondo non mancherà di spiegare in quali gravi termini Padre Giovanni confonda i Christi fideles già fin troppo confusi dando per scontati e per esistenti degli istituti giuridici che non esistono, per esempio la figura del “papa emerito”, o “il doppio papato”, o peggio due pontefici “entrambi tali ma uno dotato del ministero attivo e l’altro ritiratosi nel ministero passivo”, insomma “due papi entrambi legittimi nella loro diversità di ministero”, come egli afferma tra le righe di quel suo intervento sul blog di Aldo Maria Valli.

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Il termine “papa emerito” è solo un modo di dire colloquiale e improprio, o meglio giornalistico, perché mai in questi ultimi cinque anni è stata istituita dalla Chiesa la figura e l’istituto giuridico del “papa emerito” inserito come tale nel Codice di Diritto Canonico. Anzi: su questo argomento tutti i canonisti tacciono, compreso l’insigne canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda, che poco dopo la rinuncia di Benedetto XVI non mancò di far presente e di spiegare che un atto di rinuncia è legittimo e previsto dal Codice di Diritto Canonico e che il rinunciante sarebbe dovuto tornare al suo stato precedente l’elezione al sacro soglio, giacché:  

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«È evidente che il papa che si è dimesso non è più papa, quindi non ha più alcuna potestà nella Chiesa e non può intromettersi in alcun affare di governo. Ci si può chiedere che titolo conserverà Benedetto XVI. Pensiamo che gli dovrebbe essere attribuito il titolo di vescovo emerito di Roma, come ogni altro vescovo diocesano che cessa» [vedere articolo, QUI].

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Siccome però, le cose, sono andate diversamente, oggi ci troviamo di fatto dinanzi ad un paradosso che ad oltre cinque anni di distanza dall’atto di rinuncia di Benedetto XVI non è stato ancòra chiarito, meno che mai regolamentato con un apposito istituto giuridico; forse mai creato perché non può proprio, essere creato.

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Sul mai istituito istituto giuridico del “papa emerito” nessun canonista si è mai espresso, neppure facendo delle ipotesi, tanto meno dinanzi al paradosso mai verificatosi prima nella storia della Chiesa di “due pontefici, uno regnante e uno ritirato, entrambi legittimi come tali”. Questo sostiene infatti Padre Giovanni che a 78 anni è divenuto d’improvviso anche esperto canonista, sciogliendo sui blog dei giornalisti dei nodi che ancora la Chiesa non ha sciolto. E non li ha sciolti perché la Chiesa, in silenzio, attende che la morte di Benedetto XVI ponga fine al paradosso giuridico che di fatto si è creato, giacché il rinunciatario non è tornato al proprio stato precedente l’elezione, ma soprattutto non ha provveduto, prima della sua rinuncia, a creare il nuovo ed apposito istituto giuridico del cosiddetto “papa emerito”.

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Padre Giovanni tocca l’apice in questo suo scritto affermando:

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«Cristo ha voluto un solo Papa come Papa in esercizio del suo ufficio. Ma non ha escluso la possibilità di due Papi legittimi, come è oggi, dei quali, però, uno solo esercita l’ufficio, ovvero Francesco».

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Quest’affermazione è gravissima perché tira in ballo la voluntas Dei, pertanto Padre Giovanni ha il dovere morale e teologico di spiegare come, in che forma ed attraverso quali parole Cristo Signore «non ha escluso la possibilità di due Papi legittimi», perché se a tal proposito ha ricevuto una rivelazione, deve anzitutto presentarla alla Chiesa, dopodiché attendere che la Chiesa la riconosca come rivelazione soprannaturale autentica.

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Da due anni a questa parte, Padre Ariel S. Levi di Gualdo ha ripetuto inutilmente e senza esito alcuno a Padre Giovanni Cavalcoli che talvolta ci è richiesta quella grandezza dell’umiltà che ci induce a tacere. Esistono infatti situazioni e fatti oggettivi dinanzi ai quali non è possibile — perlomeno sul momento —, poter avere e dare una risposta. Se invece ci si ostina a dare comunque una risposta, credendo che si debba sempre avere una risposta per tutto, costasse persino tirare in ballo una volontà di Dio sino a poco prima del tutto sconosciuta alla Chiesa mater et magistra, in quel caso si corre il serio rischio di cadere in gravi errori, ma soprattutto di disorientare il Popolo di Dio.

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Sono due anni che Padre Giovanni si è ostinato a uscire dalle proprie competenze di filosofo metafisico e di teologo tomista per lanciarsi in vari temi di attualità per i quali manca di conoscenza e soprattutto di concreta praticità; per seguire con temi di carattere storico e giuridico per i quali manca di adeguate conoscenze profonde, come purtroppo ha ampiamente dimostrato negli ultimi tempi intervenendo in modo frenetico su diverse e complesse tematiche socio-ecclesiali. E tutto questo, a noi, ha causato molte sofferenze, ed ogni tentativo veramente amorevole e fraterno di indurlo a ragionare si è risolto purtroppo nell’effetto palla che rimbalza su un muro di gomma.

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Noi ci troviamo in serio imbarazzo nel rispondere ai Lettori che adesso ci domandano numerosi che cosa sia accaduto a questo insigne teologo; e non potendolo più nascondere, dinanzi a Padre Giovanni che salta ormai da tempo da un blog all’altro, dobbiamo infine ammettere dolorosamente in pubblico che quando egli si fissa su un punto diviene intrattabile sino alla perdita del logico senso critico, come per esempio quando di recente ha scritto e affermato che il Sommo Pontefice:

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«[…] è infallibile pure se fosse non tanto peccatore, ma liberamente chiuso alla Grazia, perché la grazia comunque opererebbe al di là della sua stessa volontà, in quanto lo Spirito Santo opererebbe e non permetterebbe mai al di là della sua volontà e del suo libero arbitrio che possa cadere in errore nelle materie di dottrina e di fede».

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Di fronte a queste affermazioni il Padre Ariel S. Levi di Gualdo, pur senza citare il Padre Giovanni Cavalcoli, rispose con un suo articolo intitolato: «Può un Romano Pontefice legittimamente eletto e Successore legittimo del Beato Apostolo Pietro essere privo della grazia di stato?» [vedere QUI]. Spiegando tra le righe di quel suo testo il principio di non contraddizione di Dio, che non può dotare l’uomo di libertà e di libero arbitrio da una parte, per poi dall’altra revocargli all’occorrenza queste facoltà — che sono peraltro un suffisso stesso del mistero della creazione — e per di più, il tutto, attraverso l’opera dello Spirito Santo (!?). 

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Noi non rispondiamo nel merito di quanto scritto da Padre Giovanni sul blog di Aldo Maria Valli perché riteniamo che la risposta gli sia stata già data dal Cardinale Walter Brandmüller, che è un grande studioso che conosce bene ed a fondo il proprio mestiere di storico della Chiesa e di ecclesiologo [il testo dell’articolo del Cardinale è leggibile QUI]. Se Padre Giovanni avesse solamente scorso questo articolo, avrebbe evitato certe uscite infelici, a partire dal riconoscimento delle ragioni o degli elementi positivi che a suo dire sussistono nel pensare e nell’agire di un eretico ostinato ed impenitente come Alessandro Minutella.

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In conclusione: tra i cinque punti circa gli errori che Padre Giovanni Cavalcoli indica ad Alessandro Minutella, non è neppure vagamente menzionata la grave ed empia affermazione di questo presbìtero scomunicato circa la invalidità di tutte le Sante Messe celebrate in comunione con il Sommo Pontefice Francesco. E questo è davvero inquietante, per un teologo che si mette a confutare un eretico sul blog di un giornalista cattolico, dimenticando proprio quell’elemento che costituisce la vera e propria apoteosi dell’eresia di Alessandro Minutella, nel quale c’è del buono e sussistono delle buone ragioni nella misura in cui esse possono sussistere nel cosiddetto paradigma Hitler testé enunciato tra queste righe.

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dall’Isola di Patmos, 9 gennaio 2019

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7 thoughts on “Cum magna tristitia: non si disputa con gli scomunicati. La nostra rivista risponde unicamente di ciò che i suoi Autori scrivono su queste colonne, non di ciò che Padre Giovanni Cavalcoli scrive in giro per i blog

  1. Di nuovo ottimo articolo: coraggioso e molto sentito. Avete tutta la mia ammirazione perché altrove avrebbero fatto di tutto per giustificare. Invece voi avete applicato la regola della parresia di Cristo, che “non guarda in faccia nessuno”. Posso solo auspicare la ‘pax teologica’, fra voi e il padre ma anche per don Minutella e il suo ravvedimento. La mia povera preghiera per questi due propositi…

  2. Sono in consonanza totale con Lei, padre Ariel! P. Cavalcoli, che stimo e apprezzo, certamente col sano proposito di aiutare a comprendere meglio la nostra Dottrina, si espone pericolosamente a controversie (a volte inesistenti), alimentando più confusione che comprensione. Occorre anche tenere conto della medio-bassa cultura religiosa che noi lettori abbiamo nei riguardi della nostra fede. Ottima questa chiarificazione.

  3. Permettetemi un appunto al discorso di Pietro che possa perdere il suo stato di grazia riferito alle fede per cui ci possiamo trovare un papa eretico, se ho ben capito. Storicamente Pietro riceve il mandato da Gesù prima della discesa dello Spirito Santo. Non è lo Spirito Santo che guida la chiesa, sceglie la persona e gli permette l’infallibilità? Possibile che vi sia una chiesa sostituita da un Regno di Dio senza guida sulla terra? Ho un poco le idee confuse. Grazie

  4. Molte eresie hanno contrapposto una ecclesia fidelis invisibile (spirituale o simile) e una ecclesia infidelis visibile (carnale, malignantium ecc.). Nel XIV secolo anche Ockham e molti teologi da lui influenzati (D’Ailly) sostenevano che la Chiesa avrebbe potuto ridursi a una sola vecchietta come un tempo fu per Maria sotto la croce (la cosiddetta Restlehre). Del resto lo stesso Lutero e i Riformati calvinisti coi loro predestinati invisibili vanno da questa parte. Ma già Jean Gerson, richiamando l’insegnamento dello Pseudo-Dionigi l’Aeropagita, puntualizzava che la vera Chiesa era quella visibile, fatta di santi e peccatori, in tutta la sua gerarchia (e nei primi secoli, quando ancora non era visibile in tutti i suoi gradi gerarchici, questi erano in potenza). Che i suoi membri, in alto o in basso, siano santi o peccatori che finiranno all’inferno, non importa, questa è la Chiesa, indefettibile fino alla fine dei tempi. Il che non significa che i singoli non possano perdere la fede. Anche i canonistici prevedevano (solo nel medioevo) la possibilità teorica del papa hereticus (unico motivo di deposizione), ma ciò era dibattuto, e non si è mai verificato. La Chiesa è la Chiesa.

    Quindi anche l’ipotesi che il papa (come papa, non come singolo fedele) possa rifiutare la guida pneumatologica, fatta da p. Ariel, da un punto di vista ecclesiologico è complicata. Che lui possa perdere la fede, essere peccatore, finire all’inferno, era un tempo così evidente che nell’arte figurativa o poetica (Dante) le tiare abbondavano all’inferno, con le mitre e i galeri (alla fine dei tempi potrebbe non esserci più un fedele, ma la Chiesa dovrebbe rimanere indefettibile). Mettere i papi all’inferno era lo sport preferito nel medioevo. Che però l’ufficio papale cessi di essere indefettibile, e con lui la Chiesa, questo si legge in molte profezie, l’anticristo insediato a Roma, pseudoprofeti, ecc., se è possibile da un punto di vista ecclesiologico lo può dire solo un teologo e quindi questo lo chiedo a p. Ariel. Non si rischia di ripetere la contrapposizione Chiesa visibile-invisibile? Però confesso la mia ignoranza, sono discorsi difficili, non da buttare lì. A uno storico di per sé non interessa, ma a uno storico della Chiesa onesto, fosse pure un massone miscredente sì. Grazie di un parere.

  5. Non e’ con le barzellette, con battute ricche di folklore, con gatti e gattine che si difende la fede e la sana dottrina, ma con il coraggio senza doppiogiochismo, un colpo al cerchio e uno alla botte! Una elementarissima indagine porterebbe chiunque ad avere piu’ di un dubbio sulla legittimita’ di questo papa senza essere tacciato di eresia! Esiste anche la autodelegittimazione con fatti e con parole!

    1. Caro Antonio,

      noi che viviamo nei pronto soccorso della cosiddetta «Chiesa ospedale da campo» e non nelle idee di «Chiesa ospedale da campo» che serpeggia negli isolati palazzi spesso dissociati dal reale, i disagi analoghi al suo li tocchiamo tutti i giorni con le mani, anche nel corso delle confessioni sacramentali, dove non pochi fedeli, da anni, esprimono molte perplessità.

      E nel reale «ospedale da campo» noi dobbiamo dare delle risposte a quesiti anche molto più severi del suo, perché è poi a noi, che i fedeli si rivolgono.

      Detto questo tenga conto che nessuno di noi, ricevendo il sacro ordine sacerdotale, ha promesso al vescovo stima, simpatia e appoggio incondizionato a tutte le sue espressioni ed esternazioni più o meno felici, come più volte ho scritto e spiegato nei miei diversi articoli sullo specifico tema. Questo genere di interessate promesse sono state di fatto professate solo da quel codazzo di giornalisti che hanno persino creato due distinti gruppi: “gli amici di Francesco” ed i “nemici di Francesco”.

      Le ricordo pertanto che noi presbìteri, al Vescovo ordinante in piena comunione col Vescovo di Roma, abbiamo promesso rispetto filiale e devota obbedienza, non abbiamo promesso stima o simpatia incondizionata.

      In modo diverso ma simile, questa obbedienza e devozione all’Autorità Ecclesiastica, deve essere esercitata anche da tutti i battezzati.

      Nessun Vescovo e nessun Presbìtero ha solennemente promesso: “prometto che stimerò sempre il Romano Pontefice” il quale “mi rimarrà sempre simpatico”; Nel corso di un solenne atto sacramentale noi abbiamo promesso di rispettarlo e ubbidirlo.

      Sono anni che sul Pontefice regnante vengono seminati dubbi che vanno dalle accuse di eresia alle questioni sulla sua legittima elezione, come quelle sollevate dal pluri-dottorato Alessandro Maria Minutella presbìtero palermitano, il tutto a riprova di quanto di questi tempi ci si possa addottorare in sacra teologia senza però conoscere neppure i rudimenti della dottrina cattolica e del diritto canonico.

      Resta infatti al momento inconfutabile che il Romano Pontefice è valido e legittimo detentore del proprio ufficio sino a non facile prova contraria. E sino ad oggi, prova contraria, non c’è; e dubito, sinceramente, che simile prova possa esserci in futuro.

      Pertanto, al Sommo Pontefice Francesco I, che piaccia o non piaccia, è dovuto filiale rispetto e devota obbedienza.

      Dopodiché, può anche accadere che qualche prete scomunicato e fuori equilibrio, che un video si e un video no ha bisogno di rassicurare il popolo confuso con i suoi due dottorati, possa anche pensarla diversamente, sino a cadere nella aberrazione teologica con l’affermazione che «le Sante Messe celebrate in comunione con l’anti-papa Francesco non sono valide».
      Non a caso è stato giustamente scomunicato, ed ogni fedele cattolico, soprattutto quelli che avvertono disagio per la pastorale di questo pontificato, non devono seguire questo povero squilibrato, polemista emotivo-aggressivo nonché specializzato a fare pericolosi taglia e cuci ed a mettere nelle altrui bocche quello che mai è stato affermato e proferito dalle persone da lui puntualmente attaccate con irriverenza, presumibilmente – a quanto dice – per espresse indicazioni a lui date dalla Beata Vergine Maria in persona.

  6. caro padre Ariel
    vorrei domandarle perché si deve rispetto e obbedienza a un papa che ha creato e continua a seminare confusione nella chiesa?la ringrazio

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