«Cristo obbediente fino alla morte»: Cessiamo di porgergli una spugna imbevuta di aceto sulla bocca

— Triduo pasquale 2020 —

«CRISTO OBBEDIENTE FINO ALLA MORTE»: CESSIAMO DI PORGERGLI UNA SPUGNA D’ACETO SULLA BOCCA 

MEDITAZIONI  PER IL TRIDUO PASQUALE IN PERIODO DI PANDEMIA

(Seconda meditazione: Venerdì Santo)

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[…] sono venti secoli che quel secchio d’aceto è sotto la croce, anzi oggi trabocca proprio. Cerchiamo di gettarlo via, quel secchio, evitando di proseguire imperterriti ad accostare una spugna imbevuta d’aceto sulla faccia di Cristo, salvo poi sentirci in pace con le nostre coscienze e, se richiamati alle nostre responsabilità di uomini e di cristiani, difendersi dicendo che la colpa è sempre degli altri.

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Offro ai Lettori de L’Isola di Patmos tre meditazioni per questo Triduo Pasquale dell’anno 2020, in una situazione forse unica a suo modo nella storia della Chiesa: per motivi di sicurezza, le pubbliche celebrazioni delle sacre liturgie alla presenza del popolo sono state sospese in tutte le nostre chiese a causa della pandemia da coronavirus.

Tre meditazioni dedicate attraverso le quali si tenta di correggere, con amorevolezza e severità, ma sempre in spirito di verità e di carità, la grande piaga oggi diffusa nel mondo cattolico: l’allergia all’obbedienza e la fede fai-da-te.  Questa seconda è la meditazione del Venerdì Santo.

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Dall’Isola di Patmos, 10 aprile 2020

Venerdì Santo

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19 thoughts on “«Cristo obbediente fino alla morte»: Cessiamo di porgergli una spugna imbevuta di aceto sulla bocca

  1. Una bella meditazione.Posso aggiungere,da semplice laico non teologo, una piccola possibile interpretazione “fai da te”? Quel vaso di aceto, potrebbe essere stato la bevanda dei legionari romani, che era costituita da acqua mista ad aceto. Tale bevanda era chiamata “posca”. Era considerata rinfrescante e dissetante e in effetti,provando a riprodurla, ho avuto,bevendola,questa sensazione. Considero quindi quel gesto, l’unico gesto di compassione dell’uomo nei confronti di Cristo sofferente e morente. Che Cristo consegni il suo spirito al Padre dopo questo piccolissimo gesto di umana compassione, mi sembra il primo frutto dell’amore di Dio per noi rivelato in Cristo, il primo frutto della sua morte che e’ capace di suscitare anche nella crudelta’, il risveglio alla tenerezza e all’amore.

    1. Caro Mario,

      Molto interessante il suo commento, di cui la ringrazio, mentre in questi giorni si moltiplicano piagnistei e accuse a non finire da parte di soggetti che non sono disposti ad ascoltare qualsiasi cosa si cerchi di dire e di spiegare loro, come lei stesso può vedere in questa pagina di commenti.

      I romani tendevano a essere particolarmente crudeli, quando eseguivamo la crocifissione, che era una pena a tal punto infamante che, il diritto penale romano, proibiva che potesse essere comminata a qualsiasi cittadino romano, avesse anche compiuto il crimine più grave. Infatti, il Beato Apostolo Paolo, che era cittadino romano, non fu crocifisso sul Colle Vaticano come Pietro che era cittadino giudeo, ma in ottemperanza alla legge penale romana fu decapitato alle Acque Salvie.

      Nel Vangelo del Beato Evangelista Marco è fatto riferimento anche a un’altra bevanda: «condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa “Luogo del cranio”, e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese» (Mc 15,22-23)». Questa mistura di vino miscelato con mirra era una bevanda simile in tutto e per tutto a un oppiaceo il cui scopo era di lenire il dolore, quindi prolungare la vita e l’agonia. Cristo però la rifiuta, come narra questo brano evangelico.

      Da tutto ciò ne deduciamo che gli siano state offerte, per scopi diversi ma simili, entrambe queste bevande, come erano soliti fare, ma entrambe per scopi tutt’altro che misericordiosi. Infatti, molti dei condannati, sulle croci morivano quasi subito. I romani avevano però necessità di prolungare il loro supplizio, per esibire gli agonizzanti come monito visibile, per esempio a coloro che cercavano di ribellarsi all’autorità imperiale.

      Se pensiamo a che cosa era la crocifissione e al modo in cui Cristo è morto sulla croce, ci piacerebbe – ed è comprensibile – che l’uomo abbia mostrato pur nella sua crudeltà, almeno un minimo gesto di umanità, ma purtroppo non fu così.

      1. “Finchè seguiterà a ragionare a questo modo, lei farà parte dei persi, con i quali sarebbe solo perdita di tempo interloquire, recando così affronto alla grazia di Dio, posto che ci sono molte persone docili e aperte all’ascolto che cercano semmai una guida e un conforto e che semmai, purtroppo, non sempre riescono a trovarla”

        Quanta verità in queste 4 righe

        Grazie Padre Ariel

  2. Cristo fu obbediente fino alla morte alla volonta’ di Dio , non a quella di Caifa e del Sinedrio o dei romani.
    Voi oggi ci colpevolizzate per non essere obbedienti ai novelli Caifa travestiti da vescovi cattolici e a Cesare impersonato da questo ridicolo governo.
    Il detto di dare a Cesare quel che e’ Di Cesare e a Dio quel che e’ di Dio, voi lo avete trasformato nel dare a Cesare quel che e’ di Dio .
    Avere tolto la Settimana Santa alla giusta devozione dei fedeli per inchinarvi ai decreti delle autorita’ politiche .

    1. Signora,

      a quelli come lei si potrebbe parlare per giornate intere senza esito alcuno, perché seguiterete imperterriti a stravolgere qualsiasi parola e concetto al solo scopo di dire “io ho ragione voi avete torto”.
      Pertanto debbo applicare il monito evangelico che mi comanda:

      «In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città». [Mt 10, 11-15]

      Finchè seguiterà a ragionare a questo modo, lei farà parte dei persi, con i quali sarebbe solo perdita di tempo interloquire, recando così affronto alla grazia di Dio, posto che ci sono molte persone docili e aperte all’ascolto che cercano semmai una guida e un conforto e che semmai, purtroppo, non sempre riescono a trovarla.

      in giro per il mondo, esistono tanti gruppi di persone che si sono staccati dalla Chiesa Cattolica rivendicando di essere loro, la vera e autentica Chiesa, mentre noi tutti, variamente definiti traditori, eretici, apostati, o quelli della “una cum” al seguito «dell’eretico usurpatore Bergoglio», siamo dei satanici a servizio dell’anticristo.

      Si scelga a suo piacimento uno di questi gruppi e non vada in giro a scocciare il prossimo con questi suoi commenti, specie in questi giorni di Pasqua e specie sulle colonne de L’Isola di Patmos.

      E si ricordi la frase finale di questo monito: «In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città», perché sta parlando a quelli come lei, poco vale che lei stravolga le parole.

  3. Carissimo padre Ariel, prima di dissertare sulla natura umana di Gesù attendo la sua risposta all’altro mio intervento.
    Riguardo invece al vaso d’aceto ed alla canna con la quale gli accostarono l’aceto alla bocca, ho meditato:
    – sull’aceto che prima era vino buono, vino della festa…
    – sul vaso (σκεῦος), che in greco indica metaforicamente il corpo nel quale vive l’anima…
    – sulla canna (ὕσσωπος), letteralmente la pianta d’issopo, pianta usata dagli ebrei nelle loro aspersioni rituali di purificazione…
    e la mia fantasia è andata al vino delle nozze di Cana che, all’interno di taluni “vasi”, si trasforma in aceto e viene porto a Gesù con la pianta della “purificazione di Giudei”: tutto è veramente compiuto…

    1. Caro Orenzo,

      la risposta alla sua interpretazione, la trova nella articolata risposta che, ad un quesito sull’aceto, ho dato al commento di Mario.

      1. Il Beato Evangelista Giovanni descrive sempre fatti reali alludendo, quasi in trasparenza, a fatti soprannaturali:
        – lei ha risposto a Mario che aveva parlato di posca ricordando che esistevano anche le bevande per stordire i condannati (il vino e mirra di Marco ed il vino e fiele di Matteo) ;
        – io ho parlato invece di vino diventato aceto porto a Gesù attraverso la pianta usata per le purificazione dei Giudei, fatto che mi ha richiamato alla mente l’acqua per la purificazione dei Giudei trasformata in vino della festa e mi ha fatto meditare sul come, uno dei grandi dolori sofferti da Gesù sulla croce sia stato, con molta probabilità, il prendere atto di come noi uomini avevamo “utilizzato” i Suoi doni.

        1. … non è che a lei, preso a far poetica, sfugge l’elemento essenziale?
          Io ho cercato di parlare del dolore fisico di Cristo, facendo più volte riferimento all’immagine dell’Agnello immolato.
          Ha idea di che cosa sia il supplizio di una crocifissione?
          Domandi a un medico legale o a un anatomo-patolo cosa ciò comporta a livello fisico.
          Però, se per lei è importante disquisire di poetica e simbologia, faccia pure, è libero di farlo.

          1. … ma lei ha idea quale “poetico” dolore morale sia necessario per sudare sangue?
            Domandi a un medico legale o a un anatomo-patolo…
            Però, se per lei è importante tralasciare i poetici dolori morali di Cristo, faccia pure, è libero di farlo.

          2. «i poetici dolori morali di Cristo».

            Che dirle, mi arrendo dinanzi a una mistica e a una spiritualità di così alto livello, perché i miei limiti mi impediscono di giungere a comprendere e a percepire. E’ un problema mio, dovuto ai grossi limiti personali con i quali mi devo confrontare.

  4. Caro Padre. Ho ascoltato le due lezioni e le ho trovate edificanti. Ma il rischio della fede fai da te è intrinseco di questi tempi: un sacerdote al quale io e mio marito ci siamo rivolti per avere una confessione ci ha risposto che “basta” chiedere perdono davanti ad un crocifisso. Se avessimo una fede debole, non credo che faremmo più la fatica di confessarci…tanto basta…ma non solo, una rivista cattolica on line, oggi propone che nelle famiglie questa sera si emuli la veglia di Pasqua con tanto di rito della luce ecc…e seguire le messe on line? E’ strano , in salotto, chi in pigiama chi no…Personalmente mi sono trovata ad affrontare la questione in altro modo.
    Quando la tragedia del covid è iniziata con tutte le ripercussioni anche economiche, non posso nascondere che sono stata presa da angoscia. E mi sono sentita smarrita se non arrabbiata per le decisioni della Chiesa. E ho sentito tutta la mia povertà: povera perchè angosciata, povera perchè smarrita. Sono stata educata a prendere sul serio il mio “umano”, nel senso che io non posso che partire da li, da quello che mi accade. In una catechesi , suor Emmanuel, diceva che nel momento della prova l’unica cosa che possiamo fare è immergerci nel cuore di Gesù. Quindi mi sono data una regola di preghiera, un’ora santa con Gesù tutti i giorni davanti al tabernacolo, nella mia Chiesa parrocchiale che per fortuna posso raggiungere in due minuti.
    Chiederei anche al padre una riflessione riguardo le donne e l’apostolo che non sono fuggiti e hanno assistito alla crocifissione.
    Un caro saluto
    Manuela

  5. Ringrazio di cuore padre Ariel e i padri dell’Isola di Patmos.
    Mi sono convertita in età matura e conosco poco la dottrina cattolica, grazie anche al lavoro prezioso di questo sito riesco a capire e a imparare molto.
    Dio vi benedica
    Auguro a tutti una Santa Pasqua

  6. Auguri di cuore a tutti i Padri dell’Isola di Patmos e ai loro collaboratori per una Santa Pasqua! Il Risorto possa assistervi sempre nel vostro prezioso servizio, specialmente in questo periodo.

  7. Reverendo padre Ariel, grazie per le bellissime catechesi di questi giorni. Le consiglierei di pubblicarle anche su Google Podcast in formato audio (come padre Ivano), così mi risparmio un po’ di batteria del cellulare.
    Volevo chiederle, infine, un chiarimento alla sua frase sui “mistici strampalati”: lei include anche persone canonizzate?
    La ringrazio anticipatamente e auguro buona Pasqua a lei e a tutti i sacerdoti del blog.

    1. Non ho spiegato la battuta, è vero, limitandomi a una frase di poche parole.
      Mi riferivo a certe correnti del pietismo e dello pseudo misticismo del Seicento.
      Per quanto riguarda gli audio, provvederemo quanto prima.

  8. Padre Ariel, mi sa che stavolta Lei ha preso una cantonata e forse due.
    Io soffro di BPCO, una malattia che mi ha reso invalido diminuendo la funzionalità respiratoria a livelli minimi. Sono quindi nella ‘fortunata’ condizione di sapere con una certa approssimazione di che morirò, ma non quando morirò e dovrei morire – con legittimo onore – come Colui che era sul Golgota. Le asssicuro quindi che durante una crisi respiratoria qualunque, sia pure lieve, interposizione ostruente il respiro facilita il collasso piuttosto che allungare la vita di un solo istante.
    Il “cognac dei romani” va bene per uno svenimento ma non per una crisi respiratoria.
    Questa è la diagnosi:
    “Gesù resta appeso per circa tre ore, dalle 12 alle 15. La condanna prevede che l’uomo si spenga così. “Ora Cristo, per poter respirare, deve passare attraverso un ciclico sollevamento dolorosissimo sulle caviglie trafitte dai chiodi e sui polsi per poter muovere il torace, per poi ricadere dolorosissimamente appeso ai polsi”. L’agonia consiste proprio in questo: un saliscendi lungo il palo verticale. I carnefici possono prolungare o accorciare il supplizio a seconda delle esigenze e delle circostanze. Nel caso di Gesù bisogna fare abbastanza in fretta, perché tutto sia concluso prima del sabato.

    Gesù muore per una serie di cause. C’è la lenta asfissia determinata dall’iperdistensione del torace e dunque l’insufficienza respiratoria. C’è l’accumulo di sangue negli arti inferiori (a causa della posizione appesa) e quindi l’ipovolemia, perdita di volume del sangue, e lo shock ipovolemico, che conduce alla sincope con arresto cardiaco. Di qui lo scompenso cardio-respiratorio, di qui l’asistolia cardiaca: la quantità di sangue che giunge al cuore è talmente insufficiente da provocare un infarto miocardico”.

  9. Caro Don Ariel, esiste una versione ufficiale del motivo per il quale Gesu a differenza dei due Ladroni che furono legati, venne fissato alla croce con i chiodi? Se avessero voluto che morisse velocemente suona strano lo stupore (di chi non mi ricordo, Ponzio Pilato?) sul suo veloce decesso. Aveva davvero paura qualcono che Egli potesse sfuggirgli in modo misterioso come era gia avvenuto per esempio sulla rupe a Nazareth e quindi per evitare “sorprese” volevano “fissarlo” definitivamnte? Grazie per la risposta.

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