Con Lutero l’Arcivescovo Luigi Negri è troppo indulgente e troppo severo

CON LUTERO L’ARCIVESCOVO LUIGI NEGRI È TROPPO INDULGENTE E TROPPO SEVERO

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Presentare il luteranesimo come semplicemente differente o diverso dal cattolicesimo vuol dire dargli una patente di legittimità. Infatti l’esser differente o diverso è un pregio e non un difetto.

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Autore Giovanni Cavalcoli OP
Autore
Giovanni Cavalcoli, OP

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Eccellenza Reverendissima

Luigi Negri

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

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S.E. Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

A nome mio e del confratello sacerdote Ariel S. Levi di Gualdo, col quale mando avanti la bella esperienza di questa sempre più visitata rivista telematica L’Isola di Parmos, desidero esprimerle i miei vivi rallegramenti per le acute osservazioni critiche che Vostra Eccellenza Rev.ma ha espresso nella recente intervista al Timone, poi riportata appresso dalla Nuova Bussola Quotidiana [cf. QUI]. Pur tuttavia mi permetto di esporle alcune mie riserve nei seguenti punti:

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1) Il parlar della fede come «esperienza» è già un concedere a Lutero ciò che non gli deve esser concesso, giacchè l’esperienza è proprietà della carità e non della fede. E difatti, appunto, Lutero confonde proprio la fede con la carità. Sarebbe meglio invece far riferimento al vero concetto di fede insegnato dal Concilio Vaticano I: «Fides est virtus supernaturalis, qua, Dei aspirante et adiuvante gratia, ab Eo revelata vera esse credimus, non propter intrinsecam rerum veritatem naturalis rationis lumine perspectam, sed propter auctoritatem ipsius Dei revelantis » [Denz. 3008]  [1]

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Il suo giudizio sul Luteranesimo, da una parte è troppo indulgente, ma dall’altra è troppo severo.

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a) Troppo indulgente, perchè presentarlo come semplicemente «differente» o diverso dal cattolicesimo vuol dire dargli una patente di legittimità. Infatti l’esser differente o diverso è un pregio e non un difetto. Un francescano è diverso dal domenicano; ma non per questo l’esser francescano è un difetto o un’eresia. Bisogna dire invece con franchezza che quanto di proprio ha Lutero contro il cattolicesimo non è “diverso”, ma falso.
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b) Ma non bisogna neppur troppo accentuare gli errori. Quindi non è il caso di parlare di differenza «incommensurabile»: in realtà, come osserva il decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio [cf. QUI], noi e i luterani abbiamo una comune misura, che è Cristo, dal quale vengono i dogmi  fondamentali, che ci sono rimasti in comune: la Santissima Trinità, l’Incarnazione, la Redenzione, il Battesimo, nel comune amore per la Bibbia e la fede che siamo salvi per grazia. Ignorare questi dati comuni è ingiusto ed offensivo per i luterani.

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2) Non condivido neppure l’atteggiamento rinunciatario di Jean Guitton. Egli sembra infatti dire: “Essi  sono irrimediabilmente diversi. Lasciamoli così”. Niente affatto! Non è questo l’insegnamento della Unitatis Redintregatio la quale dice invece al n. 3 che i fratelli separati «devono essere incorporati alla Chiesa cattolica», il che ovviamente suppone che nel «riconoscimento di valori comuni» li aiutiamo a correggersi dai  loro errori.

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La Chiesa, insomma, ci ordina di avere nei loro confronti l’atteggiamento che ha il medico nei confronti del malato. Il medico parte dalla considerazione delle risorse sane, che restano al malato, basandosi su di esse per prescrivergli la cura più opportuna e migliore.

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Con sincera devozione, suo

Giovanni Cavalcoli, O.P.

                                  Varazze, 27 settembre 2016

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[1] NdR. trad. it. «La fede è una virtù soprannaturale, con la quale, sotto l’ispirazione e la grazia di Dio, crediamo che le cose da Lui rivelate sono vere, non per la loro intrinseca verità individuata col lume naturale della ragione, ma per l’autorità dello stesso Dio rivelante» [Costituzione dogmatica Dei Filius, Concilio Ecumenico Vaticano I, cap III, La Fede]

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4 thoughts on “Con Lutero l’Arcivescovo Luigi Negri è troppo indulgente e troppo severo

  1. Caro padre Cavalcoli, mi dica per favore dove Unitatis Redintegratio afferma che gli eretici “devono essere incorporati alla Chiesa cattolica”. Il documento conciliare sull’ecumenismo purtroppo abbandona la dottrina insegnata infallibilmente dalla Chiesa secondo cui gli acattolici per salvarsi devono entrare nell’unica vera Chiesa di Cristo, la Chiesa cattolica (a meno di una invincibile o dotta ignoranza). Al contrario infatti afferma che nonostante la Chiesa cattolica sia il mezzo generale di salvezza e mantenga la pienezza dei mezzi di salvezza, anche le comunità separate dalla Chiesa di Roma possono essere usate da Dio come mezzi di salvezza. Quindi non si capisce perchè un protestante, che secondo questo documento sarebbe, proprio x il fatto di essere protestante, incorporato a Cristo, debba entrare nella Chiesa cattolica. In contrasto con alcune espressioni del CVII, abbondanti in Unitatis Redintegrazio, la Chiesa ha sempre insegnato che, per essere incorporati in Cristo e quindi per essere salvati, occorre appartenere alla Chiesa cattolica (attraverso il battesimo di acqua, di sangue o di desiderio almeno implicito) e in essa perseverare.

    1. Caro Atanasio,

      dice il n.3 della Unitatis Redintegratio: «All’unico corpo di Cristo sulla terra (Nda = la Chiesa Cattolica) bisogna che siano pienamente incorporati tutti quelli che già in qualche modo appartengono al Popolo di Dio», cioè i cristiani non cattolici, appartenenti a «comunità non piccole, che si sono staccate dalla piena comunione della Chiesa Cattolica». Quindi devono riunirsi alla Chiesa Cattolica.

      Queste comunità, però, benchè abbiano delle “carenze” (Nda = eresie), che «costituiscono impedimenti talvolta gravi alla piena comunione ecclesiastica», tuttavia mantengono «una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa Cattolica».

      Esse infatti, benchè «non godano di quella unità, che Gesù Cristo ha voluto elargire a tutti quelli che ha rigenerato e vivificati insieme per un sol corpo e per una vita nuova, tuttavia conservano alcuni elementi ed anzi parecchi e segnalati (=dogmi), dai quali la stessa Chiesa Cattolica è edificata e vivificata. Tutte queste cose provengono da Cristo e a Lui conducono, per cui esse appartengono all’unica Chiesa di Cristo», che è la Chiesa Cattolica, la quale possiede «la pienezza della grazia e della verità», per cui «solo per mezzo della Cattolica Chiesa di Cristo, che è lo strumento generale della salvezza, si può ottenere tutta la pienezza dei mezzi della salvezza». Tuttavia «lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di queste comunità come di strumenti di salvezza», strumenti utili ma non sufficienti.

      Le comunità non-cattoliche, quindi, posseggono solo alcuni mezzi di salvezza e per questo, per averli tutti, devono entrare nella Chiesa Cattolica, la quale sola possiede la pienezza dei mezzi della salvezza.

      Dunque, un discorso in perfetta linea con la Tradizione, la quale anzi viene meglio chiarita, col mostrare meglio il rapporto tra la Chiesa Cattolica e le comunità dissidenti.

  2. Cantate Domino (Bolla di unione dei copti, Concilio di Firenze)
    “La chiesa crede fermamente, confessa e annuncia che nessuno di quelli che sono fuori della chiesa cattolica, non solo i pagani, ma anche i giudei o gli eretici e gli scismatici, potranno raggiungere la vita eterna, ma andranno nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt 25,41), se prima della morte non saranno stati ad essa riuniti; crede tanto importante l’unità del corpo della chiesa che, solo a quelli che in essa perseverano, i sacramenti della chiesa procureranno la salvezza, e i digiuni, le altre opere di pietà e gli esercizi della milizia cristiana ottengono il premio eterno: nessuno, per quante elemosine abbia fatto e persino se avesse versato il sangue per il nome di Cristo può essere salvo, se non rimane nel grembo e nell’unità della chiesa cattolica.”

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