«Ci avete abbandonati?». No tutt’altro: stiamo lavorando per voi intensamente e più che mai

«CI AVETE ABBANDONATI?». NO TUTT’ALTRO: STIAMO LAVORANDO PER VOI INTENSAMENTE E PIÙ CHE MAI

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Roma, febbraio 2019 – Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minverva: i Padri de L’Isola di Patmos

Cari Lettori,

sono giunte alla redazione diverse email nelle quali ci è stato chiesto se per caso avevamo abbandonato il nostro pubblico: tutt’altro! Stiamo lavorando per voi, intensamente e più che mai, non siamo su una spiaggia caraibica a sorseggiare un Cuba libre.

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I Padri sono stati impegnati durante la Settimana Santa, poi per l’Ottava di Pasqua. Dopodiché, dopo l’Ottava è iniziato un duro lavoro redazionale: la impaginazione dei primi libri delle Edizioni L’Isola di Patmos che andranno in stampa e che saranno finalmente distribuiti.

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In questi giorni ultimeremo le bozze di stampa e alla fine della settimana entrante riprenderemo la piena attività pubblicando nuovi articoli su L’Isola di Patmos. Dei libri che stiamo impaginando, il primo sarà disponibile entro dieci giorni, ma di ciò vi daremo poi ampia notizia a breve.

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Con i proventi derivanti dalle vendite dei libri, confidiamo di sostenere la nostra opera apostolica, perlomeno in parte.

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Sempre ricordandovi che noi non usufruiamo di alcuna sovvenzione e contributo, non essendo sul libro-paga di nessuno, ma solo sul libro-paga di Dio che ci ricompenserà nel mondo che verrà, vi rinnoviamo l’invito a versarci, in questo mondo, il vostro 5X1000 quando farete la denuncia dei redditi, invitando vostri familiari e amici a fare altrettanto.

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Ringraziamo profondamente una coppia di amici che facendoci un “prestito d’onore” di 10.000 euro ci hanno forniti dei mezzi necessari per procedere alla stampa dei libri, in caso contrario non sarebbe stato per noi possibile realizzare il tutto, perché non avevamo i mezzi necessari. Si tratta di soldi che, appena potremo, dovremo restituire.

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Va anche detto che se i numerosi fedeli che si lamentano del momento di sbando totale che stiamo vivendo a livello ecclesiale, ecclesiastico, dottrinale e pastorale, i quali non perdono occasione per magnificare il nostro lavoro e persino il nostro coraggio — che poi non è coraggio, ma un presupposto imprescindibile al Sacramento dell’Ordine —, tra un lamento e l’altro ci mandassero anche e solo l’importo del costo di un caffè, o come hanno fatto purtroppo in pochi, ci versassero mensilmente anche e solo l’importo di un cornetto e di un cappuccino, dando a tal fine una disposizione annuale permanente [vedere QUI], la nostra opera sarebbe meno gravosa, meno rischiosa e meno appesantita dalla incertezza di non riuscire a farcela. E per di più oggi che abbiamo pure un “debito d’onore” da saldare e che non abbiamo certo contratto a favore delle nostre esigenze personali, ma solo per offrire ai Lettori, oltre ai nostri articoli di cui chiunque può gratuitamente beneficiare, anche dei libri che possano fungere da utile sostegno in questo momento caratterizzato da una grande e dolorosa prova di fede per tutti i devoti credenti.

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Di questo i credenti hanno bisogno, non di blog in bilico tra lo scandalistico ed il gossip, nei quali spesso si confonde la fede con la politica e la politica con la fede; non hanno bisogno, i credenti, di libri ad effetto del tutto inutili, sterili e per ciò dannosi, che “rivelano” in modo sensazionale gli intrighi della Chiesa od i “misteri” del pontificato in corso. Non ci si salva l’anima al lavatoio, presso il quale le lavandaie si eccitano le une con le altre facendo sfoggio di pettegolezzi; che le lavandaie comincino piuttosto a recitare il Santo Rosario alla Mater Ecclesia, quando sono al lavatoio!

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A maggior ragione cerchino i devoti credenti di non avere le braccia corte o le cosiddette vipere in tasca verso chi lavora a loro servizio, con sacrifici notevoli, senza mezzi e con tutti i rischi che questo può comportare, in tutti i sensi.

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O detta fuori dai denti con una battuta del Padre Ariel:

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«Dovevo proprio diventare prete e giungere alle soglie dei 56 anni d’età, per contrarre il mio primo debito; e non per me, ma per lavorare gratis et amor Dei a beneficio degli altri».

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Qualcuno ci ha domandato: «Ma non conoscete qualche ricco, o qualcuno di quei manager che smuovono grosse somme di danaro?». La risposta l’ha data sempre lo stesso Padre Ariel, in modo più caustico ancora della precedente:

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«Certo, che conosciamo questi soggetti. Si tratta però di soggetti prodighi nel dirci che cosa dovremmo fare e come lo dovremmo fare, dopodiché, seppur capaci a spendere 500 euro per offrire un aperitivo in un locale super esclusivo ad un gruppetto di cinque persone, per poi passare appresso ad una cena che ne costerà 1.000, a noi, un aperitivo da pochi euro al bancone di un bar di periferia, non ce lo offrono neppure a morire. Però ci spiegano semmai come ed a chi dovremmo chiedere soldi, oppure chi, a loro dire, ce li dovrebbe dare. Al contrario invece, da tre anni, un povero prete dello Sri Lanka che reputa di utile e prezioso sostegno i nostri scritti e che lavora come insegnante e padre spirituale in un seminario, che spesso traduce dall’italiano nostri articoli ed omelie e le dà in lettura ai seminaristi come riflessioni spirituali, tutti i mesi ci manda due dollari e cinquanta centesimi».

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E con questo è detto tutto, assieme a un doveroso e sincero ringraziamento a tutti i cari Lettori che ci hanno permesso di andare avanti nella nostra opera apostolica, versandoci il prezioso obolo della vedova, povera ma santa, di cui narrano le pagine del Santo Vangelo [cf. Lc 21, 1-4]. Mentre, i ricchi, sino a oggi, ci hanno dato solo “consigli strategici”, senza mai offrirci neppure un caffè …

 

dall’Isola di Patmos, 5 maggio 2019

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