«Chiesa Aperta» (V puntata) — La pastorale sanitaria nell’attuale stato di emergenza: il lavoro dei cappellani degli ospedali durante questa pandemia da coronavirus

— i Padri de L’Isola di Patmos vicini ai fedeli in questa quarantena —

«CHIESA APERTA» (V puntata) — LA PASTORALE SANITARIA NELL’ATTUALE STATO DI EMERGENZA: IL LAVORO DEI CAPPELLANI DEGLI OSPEDALI DURANTE QUESTA PANDEMIA DA CORONAVIRUS

Offriamo ai nostri Lettori questo terzo prezioso video del nostro stimato confratello Giovanni Zanchi, presbitero della Diocesi di Arezzo, affinché possa fungere anche da efficace e sapiente antidoto a tutti coloro che purtroppo, in questo momento di straordinaria crisi ed emergenza, non hanno trovato di meglio da fare che polemizzare, spesso anche in toni duri e aggressivi, contro le decisioni prese dai nostri vescovi per motivi di sicurezza a tutela della salute pubblica: sospendere le sacre celebrazioni e in molti casi chiudere le chiese. Ricordiamo che la Chiesa, nei momenti di crisi ed emergenza, non è mai stata salvata dalle polemiche di coloro che si ergono in tutti i tempi ai più fedeli tra i fedeli o ai più puri tra i puri, ma dall’unità. Qualcuno ha scritto in questi giorni che «i vescovi stanno suicidando la Chiesa italiana». Purtroppo non ha capito niente dell’essenza della fede cattolica: la Chiesa “si suicida” attaccando i vescovi, anziché seguirli e sostenerli in un momento di così grave prova. 

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RIPRESE VIDEO E MONTAGGIO A CURA DELLA EMITTENTE TELESANDOMENICO (AREZZO)

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TESTO DEL VIDEO

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I testi del Padre Giovanni Zanchi, direttore del Centro Pastorale Culto Divino della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, non sono stati pensati come articoli ma come testi audio-narrativi. Abbiamo provveduto a trascrivere il testo audio per i nostri Lettori.

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Giovanni Zanchi

Benvenuti alla V puntata di Chiesa Aperta!

In questi difficili giorni nella nostra Italia le chiese fatte di pietre e di mattoni rimangono aperte, come segno della Chiesa che resta presente e operante in mezzo al nostro popolo (cf Conferenza Episcopale Toscana, 14 marzo 2020); le chiese rimangono aperte, anche se non si svolgono celebrazioni pubbliche. Fra le chiese aperte vi sono pure quelle interne agli Ospedali, officiate dai Cappellani ospedalieri. Questi sacerdoti, assieme ai loro collaboratori — spesso volontari — assicurano da sempre un ministero indispensabile nei luoghi ove si cura la malattia e si combatte la morte; sono il volto materno della Chiesa che consiglia, insegna, ammonisce, consola, perdona, prega.

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I verbi appena pronunciati riecheggiano le opere della misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, pregare Dio per i vivi e per i morti. Verso i malati, l’impegno del personale ospedaliero è per certi aspetti assimilabile alle opere della misericordia corporale.

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In Ospedale, accanto e assieme a chi si prodiga per la cura del corpo e della psiche, vi sono i Cappellani e i loro collaboratori, i quali si prodigano per la cura dell’anima immortale. La loro missione, sempre preziosa, è particolarmente importante in questo tempo di epidemia, nel quale è ancora più urgente adempiere al comando di Gesù, sintetizzato dalla Chiesa nella VI opera della misericordia corporale: “Ero malato e mi avete visitato … ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 35. 40).

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L’opera dei Cappellani ospedalieri ricorda a tutti che gli Ospedali sono una invenzione dei cristiani! La presenza e l’opera dei Cappellani ospedalieri sono impegnative e difficili anche in situazioni di normalità: non sempre i sofferenti sono disponibili a cercare l’aiuto di Dio; il pregiudizio materialista e scientista che ammorba la nostra società svaluta la vita spirituale e la sua necessità; il laicismo pretende di negare il valore sociale della fede e della sua espressione pubblica.

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La presenza e l’opera dei Cappellani ospedalieri sono ancor più impegnative e difficili in questo drammatico momento, in special modo nei reparti affollati di contagiati dal coronavirus: non solo per i ritmi massacranti ai quali sono assoggettati tutti coloro che lavorano negli Ospedali; non solo per la gestione delle urgenze cliniche e i protocolli di difesa dal contagio limitanti le possibilità di soffermarsi al capezzale degli ammalati; la presenza e l’opera dei Cappellani ospedalieri sono ancor più impegnative e difficili perché di fatto essi non possono avvicinare gli ammalati più gravi, anche quelli in pericolo di morte. Molti di loro muoiono purtroppo soli, senza il conforto dei Sacramenti e della vicinanza dei propri cari.

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Per la coscienza di un sacerdote questo è un fatto molto duro da sopportare! Un medico dell’Ospedale di Cremona in questi giorni ha dichiarato: «Lentamente tutti questi morti uccidono pure noi. Più passano i giorni più mi chiedo se sono ancora in grado di curare la gente, se la mia presenza qui ha ancora un senso».

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Sul piano spirituale queste parole lasciano intuire la fatica interiore alla quale possono essere esposti anche i sacerdoti che adempiono il loro ministero negli Ospedali nei quali si affronta direttamente l’emergenza sanitaria.

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Cosa fanno i Cappellani in quegli Ospedali, quali sono le loro armi spirituali nella guerra contro il Covid-19? Innanzitutto celebrano la Santa Messa nelle chiese annesse ai luoghi di cura, intercedendo per i malati, i medici, il personale, i volontari, i moribondi, i defunti e i familiari di tutti costoro; a volte per gli ammalati dei reparti è possibile assistere tramite un collegamento televisivo. Poi i Cappellani e i loro collaboratori assistono i malati meno gravi con il conforto della preghiera, dei Sacramenti, della direzione spirituale. Quindi i Cappellani sostengono spiritualmente il personale ospedaliero, sottoposto ad uno sforzo sovrumano.

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Ascoltiamo la testimonianza di un sacerdote missionario in un grande Ospedale di Milano: «Il mio lavoro quotidiano in questo momento è soprattutto quello di sostenere i medici … facciamo sempre due ore di adorazione eucaristica in chiesa. Così le persone possono entrare alla spicciolata e pregare un po’. Anche i malati che non possono venire sanno che in cappella c’è sempre qualcuno che prega per loro e che si ricorda di loro. Anche se non possiamo raggiungere i pazienti, loro sanno che non li abbiamo abbandonati» (padre Giovanni Musazzi, Ospedale “Luigi Sacco”, Milano).

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Assieme al personale medico, anche i Cappellani ospedalieri e i loro collaboratori sono i nostri eroi, impegnati senza risparmio di sé sul fronte della battaglia per sconfiggere il gran male dell’epidemia. Al personale medico giustamente molte persone fanno giungere attestati di solidarietà e di incoraggiamento; anche ai Cappellani ospedalieri e ai loro collaboratori deve andare il pubblico sostegno e la pubblica riconoscenza, perché la nostra società ha urgente bisogno di riscoprire il valore spirituale della malattia: se l’uomo non sa trovare un senso al proprio soffrire e al proprio morire, allora non può scoprire un senso nemmeno al proprio vivere in salute.

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I Cappellani ospedalieri e i loro collaboratori sono il volto della Chiesa che rimane aperta, anzi spalancata, anche in questi tempi calamitosi. Sia nelle chiese aperte fatte di pietra e di mattoni, sia nelle chiese domestiche che sono le nostre famiglie, in questi giorni si elevi fervida la preghiera di supplica e di intercessione anche per i ministri di Dio operanti negli ospedali e per i loro collaboratori, affinchè il Signore li protegga dal contagio e li aiuti a svolgere il loro indispensabile ministero spirituale.

A risentirci domani per una nuova puntata di Chiesa Aperta.

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Sansepolcro (Arezzo), 18 marzo 2020

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