Amoris Laetitia. Quei cattolici che si scagliano contro la propria madre

– Gli amici dell’Isola di Patmos scrivono –

AMORIS LÆTITIA. QUEI CATTOLICI CHE SI SCAGLIANO CONTRO LA PROPRIA MADRE

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Sono imprudenti queste feroci diatribe contro la Chiesa su concetti non ancora esplicati a dovere, non sembra un sano cattolicesimo lo scagliarsi con veemenza contro la propria Madre con il sol sospetto di chissà quali crimini. Certamente non è da buoni figli. Calma allora, niente panico; perché il panico è un elemento che la dottrina della Chiesa non prevede.

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Autore Giorgio Mastropasqua
Autore
Giorgio Mastropasqua

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Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. [Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.

[Gv 16,12-15]

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papa firma
il Sommo Pontefice Francesco firma la esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia

La esortazione post-sinodale Amoris Laetitia ha innescato una esplosione di ridondanti polemiche, seppur il soggetto di tali polemiche non sia ancora ben chiaro.

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Sono imprudenti queste feroci diatribe contro la Chiesa su concetti non ancora esplicati a dovere, non sembra un sano cattolicesimo lo scagliarsi con veemenza contro la propria Madre con il sol sospetto di chissà quali crimini. Certamente non è da buoni figli. Calma allora, niente panico; perché il panico è un elemento che la dottrina della Chiesa non contempla.

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Si nota una certa mancanza di fede e di fiducia: Fede verso il vero Capo della Chiesa che è Gesù e di Fiducia verso la Gerarchia che è sempre affare di Gesù.

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Ricordo le rinfrancanti risposte del Catechismo di San Pio X. Dalla nozione di Chiesa nasce ferma la convizione che certi atteggiamenti vituperini siano davvero inaccettabili innanzi alla legittima Autorità di ora e di sempre, della Chiesa.

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Basando la propria struttura su domande e risposte, così recitava quel Catechismo tutt’oggi colmo di grande valore pedagogico:

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Domanda: chi è il Papa? Risposta: iI Papa è il successore di san Pietro nella sede di Roma e nel primato, ossia nell’apostolato ed episcopato universale; quindi il capo visibile, Vicario di Gesù Cristo capo invisibile, di tutta la Chiesa, la quale perciò si dice Cattolica-Romana [cf. Cat. San Pio X, n. 113].

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Mi soffermo solo brevemente su questo concetto che troppo spesso sembra marginale ed a cui non viene dato il peso che gli spetterebbe: la Potestà invisibile di Gesù su tutta la Chiesa.

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Il vero Capo della Chiesa è Gesù e che sia invisibile non toglie nulla a tale lapalissiana Verità. Anche se non lo vediamo il Capo è e rimane Lui. San Tommaso alla vista di Gesù risorto, quasi in maniera estatica rispose: «Mio Signore e mio Dio». Gli disse Gesù: «Perché mi hai veduto tu hai creduto? Beati quelli che credono pur senza avere visto» [cf. Gv 20,29].

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La solida e convinta percezione di questa verità non dovrebbe mancare men che mai. Dio vuole o permette e quando permette, trattasi sempre di Sua Volontà.

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E non solo Cristo è il vero Capo, ma è anche la vera Pietra sulla quale poggia la Chiesa, perché è Lui la pietra angolare, secondo la definizione e l’alta catechesi paolina:  

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Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito» [Ef 2, 19-21].

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Il Papa difatti è Pietra ma non la prima Pietra: la Roccia fondante sulla quale poggiano le fondamenta della Chiesa è Cristo: Pietro è Pietra per partecipazione sulla quale Cristo, Pietra per essenza, ha edificato la Sua Chiesa.

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In tutta la Bibbia, già a partire dall’Esodo passando dai Salmi, da Isaia e ai Vangeli, troviamo riferimenti che attestano l’identità della Roccia con Gesù, la Pietra che Isaia aveva predetto [cf.  28, 16]

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Dice il Signore Dio: «Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà». E proprio a tal proposito San Leone Magno scrive:

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«Essendo Io (Cristo) la Pietra inviolabile o per essenza, anche tu (Simon Pietro) sei Pietra (per partecipazione), poiché sei rafforzato dalla mia potenza» [Sermones, IV, 2-4]

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Quando Pietro ispirato da Dio confessa che Gesù è il Messia che è Pietra per essenza, Gesù risponde a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra Io fonderò la mia Chiesa» [cf. Mt 16, 13-20]. Gesù lo fa partecipe dei suoi poteri e passa dalla precedente forma di Chiesa teocratica governata direttamente da Lui per essenza, l’Antica Alleanza, a una nuova Chiesa governata per partecipazione da un Vicario visibile a tutti, seppur mantenendo per essenza la potestà dal Cielo.

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Così si ha un Papa con piena e suprema potestà di giurisdizione su tutta la Chiesa. Con Suprema si intende che questa potestà è superiore ad ogni altra umana. Questo potere che è triplice, potere d’ordine, di giurisdizione e di insegnamento viene direttamente partecipato da Gesù che ne ha la piena essenza (vero Capo). Non vi è una trasmissione di poteri dal Capo al Vicario ma solo una partecipazione, questo per dire che vi è un solo potere che è quello di Dio, Essere per essenza, partecipato dal suo Essere infinito all’uomo, creatura o ente per partecipazione che partecipa, appunto, a questo Suo Essere in maniera finita e parziale. È il concetto di partecipazione che si esplica tra partecipato/causa e partecipante/effetto, tra Gesù vero Capo/invisibile e il Papa Vicario/visibile.

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Nella stessa maniera questo potere passa poi ai Vescovi che devono essere sottomessi a Pietro che ora, a sua volta, diventa nei loro confronti di partecipanti/effetto, partecipato/causa e per i quali il Papa diventa dunque assolutamente essenziale, altrettanto i Vescovi per i Presbìteri.

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La Potestà celeste per essenza di Gesù e la partecipazione del Vicario sono indiscutibili, non mancheranno mai. Sono verità, trattasi di un potere concreto. La Chiesa, a parte deficit fisiologici nella comunione dei Santi, specialmente a causa nostra, è comunque e sempre sotto il controllo di Dio dall’alto dei Cieli, e non principalmente dagli uomini. È una discesa verticale dal vertice alla base.

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Davanti a quella che viene interpretata come una bufera da “fine dei tempi”, consiglio sana fiducia e serenità, ricordando dunque che il potere arriva dall’alto, dal Papa e dai Vescovi, che la Chiesa è monarchica e gerarchica e che l’ultimo dei fedeli, non è che non conti, ma dovrebbe rendersi conto che non siamo in una democrazia, che il sano cattolicesimo ci impone di non uscire dai binari del Magistero e ci impone di essere rispettosi verso il potere apostolico in ogni frangente.

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Il Signore sapeva benissimo il fatto Suo quando insegnava e consolidava nel Magistero della Chiesa il corretto comportamento nei confronti del Papa e della Gerarchia e conosceva benissimo anche i tempi odierni e non ha lasciato postille al Magistero del tipo: «in casi di necessità il popolo salvi la mia Chiesa» … La legge è uguale per tutti, col bello e col cattivo tempo. Piaccia o non piaccia. Assistiamo quindi con serenità, saldi nei nostri compiti di non consacrati.

Buona preghiera a tutti.

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Sotto il titolo di rubrica «Gli amici dell’Isola di Patmos scrivono», offriremo ogni tanto alcuni articolo dei nostri affezionati lettori che ci seguono e che ci sostengono sin dalla nascita di questa rivista telematica.

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2 thoughts on “Amoris Laetitia. Quei cattolici che si scagliano contro la propria madre

  1. Giorgio merita di essere ringraziato, per aver voluto condividere questi suoi articolati pensieri che dicono di lui meglio di due righe di presentazione.
    Un’osservazione mi è venuta spontanea, da prima lezione di catechismo.
    Troppo spesso noi cristiani non riflettiamo abbastanza sul significato delle parole che, abitualmente, quasi meccanicamente, ripetiamo durante la Santa Messa: la Professione di Fede.
    Nelle sue diverse versioni, il Credo, o preghiera apostolica, è simbolo e sintesi mirabile della nostra fede in Dio.
    Rallentiamone la recita, soffermiamoci un piccolo istante, per penetrarne il mistero e invocandone la Grazia, mentre ne decliniamo e professiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e alla fine anche la Chiesa che riconosciamo come una, santa, cattolica, apostolica.
    Vero il Fondamento di nostro Signore ed il Mandato affidato a Pietro … però poi ci sono le azioni le passioni, le debolezze, le tentazioni, i peccati degli uomini.

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